La rinascita dell’Italia
Quale sarà il turismo di domani in uno scenario così incerto e instabile come quello che stiamo vivendo? Quando la pandemia è iniziata era difficile prevedere tutte le conseguenze che il suo impatto avrebbe avuto a livello mondiale, in ogni settore e aspetto delle nostre vite. Eppure, oggi siamo qui, e abbiamo ricominciato a viaggiare.
Le misure di contenimento del virus hanno causato una lunga serie di limitazioni, blocchi e chiusure che hanno frenato il turismo, con un picco nei periodi del lockdown, ma poi sono arrivate le estati, quella del 2020 e quella del 2021, che hanno contribuito ad arginare i danni, soprattutto nei confronti degli operatori privati del settore, come ricettività e ristorazione.
Ma quali sono le tendenze del turismo oggi, in Italia? Dati e ricerche provano a rispondere a questa domanda, e lo scenario evidenzia come ci sia ancora molto da ricostruire, ma i presupposti siano anche positivi e incoraggianti.
Lo scorso maggio, all’Università Cattolica del sacro Cuore di Milano è stata presentata la ricerca, “Scenari e sfide per il turismo post-pandemia (2021-2022) La ri-scoperta dell’Italia: media e territorio tra città, regioni e “luoghi intermedi”, realizzata da Ce.R.T.A. – Centro di Ricerca sulla Televisione e gli Audiovisivi e Cattolica per il Turismo, in collaborazione con Publitalia ’80. La presentazione è avvenuta alla presenza del Ministro del Turismo, Massimo Garavaglia, che ha evidenziato come il turismo sia cambiato in maniera strutturale, e come l’offerta turistica nei prossimi anni subirà necessariamente un cambiamento per adeguarsi alle rivoluzioni strutturali della domanda.
Gli italiani nel corso della pandemia hanno riscoperto l’Italia, e non solo l’Italia turistica, quella delle destinazioni mainstream: l’Italia dei piccoli borghi, l’Italia del turismo slow, quell’Italia autentica, affascinante, caratteristica. Oggi il turista vuole entrare nel contesto, ha sete di avventura, di emozione, di vivere la comunità. E soprattutto di autenticità. Di fare esperienze uniche e differenzianti, non massificate. L’alterità della vacanza non è più ricercata in un rito collettivo che si ripete identico a sé stesso, nelle “cose-che-fanno-la-vacanza” – prendendo a prestito Gozzano e le sue Cose che fanno la domenica – ma, semmai, in una singolare esperienza individuale e individuabile nella differenza non solo dalla vita feriale, diciamo così, ma anche da tutti gli altri infiniti e possibili “tipi” di vacanza che si possono – e vogliono – sperimentare. Il nuovo turista vuole andare dove nessuno è andato mai, vuole riscoprire i luoghi nascosti, quelli meno affollati, e questo è in linea con le altre tendenze introdotte dallo scenario pandemico: le persone preferiscono viaggiare da sole o in famiglia, spostarsi in piccoli gruppi, e prediligono i viaggi a breve distanza e gli short stay.
Il turista diventa un po’ un viaggiatore che cerca la meta non turistica, vuole essere il primo. Scoprire e, magari, postare la scoperta. Questa è una grande opportunità per territori che si affacciano solo ora per la prima volta sul mercato dell’offerta turistica. In questi casi il lavoro da fare non è semplice. Ci vuole marketing innovativo, strategie adatte ai tempi, creatività e visione. Un approccio progettuale che la rete di imprese DE.DE | Destination design, di cui Studiowiki è partner fondatore, porta avanti da anni e che ha saputo sviluppare anche per rispondere alle mutate esigenze post pandemiche. Con una consapevolezza che è (e dovrà) rimanere immutata, oggi più di ieri: “è il territorio che fa la destinazione e non viceversa”. Prima di tutto viene la realtà e verità di quello che un territorio è o potrà essere, senza forzature economiche e identità posticce applicate a tavolino.
La ricerca della Cattolica ha evidenziato inoltre come, da maggio 2021 a maggio 2022, un italiano su cinque (22%) abbia viaggiato verso regioni che non aveva mai visitato, né considerato, prima della pandemia, e come le regioni solitamente meno turistiche siano state quelle che hanno avuto il tasso più alto di crescita, spinta dalla voglia di una nuova e prima visita. È la rinascita dell’Italia.
Non sono solo gli italiani ad apprezzare il Bel Paese: dalla ricerca emerge che l‘Italia rimane fra le mete preferite degli Europei (60%). Considerando anche i dati raccolti dall’Osservatorio EY nell’analisi Future Travel Behaviours, un’altra tendenza a essere stata messa in luce è l’attenzione dei turisti nei confronti della sostenibilità, soprattutto da parte dei giovani, sia per quanto riguarda la scelta delle destinazioni, che per quanto riguarda i comportamenti turistici. La preoccupazione nei riguardi dei temi ambientali cresce, e così il turista diventa più consapevole, più eco-friendly, green. Il 74% di persone afferma di aver fatto scelte di viaggio pensando all’impatto sull’ambiente dei mezzi di trasporto. Per l’84% degli europei, l’hotel è rimasta la struttura preferita, ma è in aumento la richiesta per sistemazioni in strutture ricettive extra alberghiere, più piccole e auto-gestite.
A tutto questo si aggiunga che il settore del turismo ha dovuto rispondere alla pandemia anche attraverso uno scatto di digitalizzazione, inevitabile già da prima dell’avvento del Covid-19, ma oggi, in un mondo vissuto preferibilmente “a distanza”, ancora più necessario. Il customer journey parte da internet, e una delle sfide sarà proprio quella di riuscire a sfruttare questo potente mezzo per esaltare l’attrattiva delle destinazioni. Ad esempio, sfruttando le produzioni audiovisive (film, serie tv, docu-reality o webserie), in grado di generare il 90% di reazioni positive invogliando alla scoperta dei territori rappresentati.
Occorre un ripensamento globale, che sia in grado di cavalcare l’onda del cambiamento. Quindi si, il turismo è di nuovo in moto, se vogliamo, con una bella sfida. La pandemia lo ha cambiato completamente, ma noi lo stiamo costruendo oggi. Giorno dopo giorno.
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