Treviso: ai blocchi di partenza

Il nostro viaggio alla scoperta dei modelli di governance territoriale veneti prosegue fino a fine luglio con il nuovo numero di INova: come sempre ci accompagnano le fotografie di Davide Busetto e un puzzle di illustrazioni di Valeria Morando.

L’ospite dell’intervista di oggi è Giulia Casagrande, presidente dal 2022 di Fondazione Marca Treviso. La Fondazione nasce da un Consorzio e sta attraversando un periodo di forti cambiamenti, coerenti con la stagione di fermento che coinvolge l’intera Regione e che stiamo provando a raccontare, settimana dopo settimana.

Quali sono i segmenti caratteristici della destinazione?

Quella di Treviso è una provincia piccola ma movimentata, con un’offerta varia. Abbiamo il fiume di risorgiva più lungo d’Europa, il Sile. Le Colline del Prosecco, Patrimonio dell’Umanità UNESCO. Le città murate, la città archeologica di Oderzo… Molto significativo anche il tematismo del cicloturismo, un segmento della destinazione che è stato strutturato in maniera davvero efficace, negli ultimi anni.

Casale sul Sile, foto di Davide Busetto

Qual è l’attuale modello di governance territoriale e quali le sue prospettive evolutive?

Quest’anno abbiamo un obiettivo importante: riorganizzare lo statuto della Fondazione e armonizzarlo con il regolamento dell’OGD, in maniera tale che a partire da gennaio 2025 diventi Fondazione DMO Marca Treviso.

Il nostro è un territorio vario, complesso. Per certi aspetti, anche se su scala diversa, ci sono delle similitudini col modello veronese: abbiamo sei IPA (intese programmatiche d’area), che sono i punti di riferimento per i segmenti di Treviso. Alcune IPA funzionano meglio di altre, alcune stanno sparendo, due sono diventate marchio d’area. In un contesto frammentario come il nostro, con più referenti, diventa a maggior ragione necessaria la presenza forte di una DMO in grado di tirare le fila e coordinare il lavoro.

In assenza di una regia, il territorio va avanti in modo autonomo. Però le statistiche non mentono: siamo tra le province con meno presenze turistiche, in Veneto. Purtroppo non abbiamo strutture adatte a ospitare grandi eventi MICE, quindi incontriamo difficoltà nell’intercettare quel segmento: diventare un punto fermo per le attività collegate a piccoli eventi sarebbe però un’opzione interessante.

In questo momento di transizione posso parlare solo del futuro: il presente è l’anno zero. Andremo a realizzare un logo di destinazione, a rimettere mano al sito e alle offerte. Siamo in fase di ristrutturazione.

Castello di San Salvatore a Susegana, foto di Davide Busetto

E per quanto riguarda il piano strategico?

Proprio quest’anno cominceremo a lavorare con il territorio e con i suoi portatori di interesse per la stesura del piano strategico, affiancati da un consulente.

Come viene gestita e finanziata al momento la Fondazione?

A gestire la Fondazione Marca Treviso ora siamo in tre: io, che ho doppio ruolo di Presidente facente funzione di direttore, la contabilità e una persona che si occupa della promo-commercializzazione.

Attualmente, l’OGD viene finanziata attraverso l’imposta di soggiorno e i bandi, un elemento strutturale ricorrente in tutta Italia, oggi, per il turismo. La Fondazione si alimenta attraverso le quote dei soci. Il territorio sta rispondendo benissimo alle novità ma il sostegno più grosso lo offre ancora la Camera di Commercio.

Quali sono gli asset di comunicazione proprietari e loro modalità di utilizzo?

Al momento abbiamo ereditato un vecchio sito, che è stato aggiornato e arricchito dal DMS, e che noi sfruttiamo ampiamente. Però è un sito vetrina, non è un sito dove puoi fare acquisti. Stiamo cominciando a rifare una mappatura del territorio con una risorsa dedicata, che contatta i Comuni per rimettere mano alla parte degli eventi e dei punti di interesse.

Colline del Prosecco, foto di Davide Busetto

Perché ripeto, attualmente siamo all’anno zero: bisogna costruire tutto. Man mano che i Comuni avranno l’obbligo di condividere informazioni con la DMO, a sua volta la DMO comincerà a fare comunicazione all’esterno. La comunicazione oggi è altalenante sui social. Abbiamo una newsletter all’interno del territorio, però ancora poca attività verso l’esterno. Non siamo pronti, non ha senso fare comunicazione di qualcosa che non c’è. Andremo a preparare un logo di destinazione da presentare alla BIT 2025. Dopodiché arriverà tutto il resto.

Parliamo degli IAT?

Attualmente abbiamo nove IAT: due, di destinazione, sono a Treviso, uno in aeroporto e uno in centro storico. Tutti gli altri sono IAT di territorio, con incarico dato dal Comune di riferimento, e in parte gestiti dalle proloco.

Devo dire che il dialogo tra gli uffici è ben strutturato. Con la trasformazione della Fondazione andremo a intervenire anche sulla comunicazione e la promozione all’interno degli IAT, con grafiche coordinate e materiale dedicato alla destinazione. In questo momento sono uffici turistici con personale preparato e materiale della zona di riferimento. L’obiettivo è andare a lavorare molto di più sulla parte della formazione degli operatori.

Anche nel caso di Treviso osserviamo una governance in divenire, che guarda al futuro nella direzione di un coordinamento forte e coeso. Il 2024 è l’anno zero, di cui inizieremo a vedere i frutti a partire dal 2025. In un contesto turistico regionale che sta cambiando, e che vale la pena di osservare con attenzione.

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