Nel calendario fieristico del turismo ogni appuntamento ha una sua logica, un suo formato, un suo pubblico. Discovery Italy, workshop B2B che ogni anno si tiene a Sestri Levante, ha un’impostazione molto precisa: niente stand, niente pubblico generico, ma incontri one-to-one schedulati tra destinazioni e buyer internazionali, costruiti su misura attraverso un sistema di matchmaking che già prima dell’apertura dei lavori ha definito chi incontrerà chi, e perché.
È in questo contesto che tre destinazioni della Riviera Ligure di Ponente — Albenga, Finale Ligure e Diano Marina — hanno scelto di fare un passo in più: presentarsi in fiera ciascuna con la propria identità, ma unirsi in modo coeso e coordinato per il post tour ufficiale del workshop. Un fam trip che ha richiesto visione condivisa, allineamento reale tra amministrazioni e la capacità di trasformare la collaborazione istituzionale in un prodotto turistico compiuto.

Discovery Italy: la specificità di un workshop B2B
Discovery Italy non è una fiera nel senso tradizionale del termine. Il format si basa su incontri one-to-one schedulati: ogni operatore o destinazione si siede di fronte a un buyer per 15-20 minuti, presenta la propria offerta, risponde a domande specifiche, costruisce una relazione diretta. L’agenda è personalizzata attraverso una piattaforma di matchmaking: ciascun partecipante compila un profilo dettagliato — mercati presidiati, temi di viaggio, cluster tematici — e il sistema propone una prima serie di incontri che ognuno può confermare, rifiutare o integrare. Una sezione di company search permette inoltre di ricercare attivamente operatori in linea con i propri target.
Il risultato è che si arriva sapendo già con chi si parlerà e di cosa. La casualità tipica delle fiere tradizionali viene quasi del tutto eliminata.
Il workshop prevede inoltre la possibilità di organizzare un post tour ufficiale: un’esperienza sul territorio che permette a buyer selezionati di vivere in prima persona le destinazioni incontrate in fiera. Ed è qui che Albenga, Finale Ligure e Diano Marina hanno giocato la loro carta più interessante.

La scelta della rete: tre destinazioni, un post tour condiviso
Albenga, Finale Ligure e Diano Marina sono tre realtà distinte, con identità proprie, amministrazioni separate e offerte turistiche differenziate. Eppure, quando si è trattato di organizzare il post tour di Discover italy, hanno scelto di costruire insieme un programma unico e lineare, capace di raccontare la Riviera Ligure di Ponente come un sistema coerente.
Il lavoro preparatorio ha richiesto un allineamento su più livelli. Il primo è stato la definizione di un target comune: le tre destinazioni hanno concordato di puntare su un turista slow, interessato a esperienze enogastronomiche, culturali e di outdoor non impegnativo. Un profilo che potremmo sintetizzare come silver traveller o famiglia alla ricerca di autenticità — non l’avventuriero estremo, non il balneare puro, ma chi vuole scoprire un territorio attraverso i suoi sapori, i suoi borghi e i suoi ritmi in modo genuino.
Questa scelta ha orientato tutto il resto: la selezione dei buyer da parte degli organizzatori di Discovery Italy — quattro professionisti provenienti da Danimarca, Cina, Stati Uniti e Repubblica Ceca, tutti con un portafoglio orientato verso il turismo esperienziale e culturale — e la costruzione di un programma che fosse non solo attrattivo, ma coerente con quanto presentato e promesso in fiera.
Il secondo livello di allineamento è stato operativo: condivisione delle risorse logistiche, coordinamento tra i referenti delle tre amministrazioni, costruzione di un itinerario lineare, privo di sovrapposizioni, capace di aggiungere ogni giorno qualcosa di nuovo.

Il fam trip: quando la destinazione diventa esperienza
La fiera è il momento del racconto. Il post tour è il momento della verifica. Ed è qui che il progetto delle tre destinazioni ha mostrato tutta la sua profondità.
Ad Albenga, il programma ha esplorato l’anima agricola della piana attraverso un percorso tematico coerente: birra artigianale locale abbinata a tapas liguri, escursioni in bicicletta tra le aziende agricole, un laboratorio di pesto in agriturismo, la visita a una cantina con degustazione di Pigato e, a chiudere il cerchio, il Museo della Civiltà dell’Olivo. Il secondo giorno ha aperto il capitolo mare, con una presentazione dell’offerta nautica — dal SUP allo snorkeling ai giri intorno all’Isola Gallinara — per completare il quadro di una destinazione che sa muoversi tra terra e acqua senza perdere identità.
A Finale Ligure, il filo conduttore è stato quello culturale e paesaggistico: Varigotti, il Sentiero del Pellegrino con la vista dalla chiesa di San Lorenzo, la visita a Noli e una cena con menù degustazione dedicato. Il secondo giorno ha alternato mare e artigianato — uscita in barca a vela con pranzo a bordo, poi rientro con visita culturale guidata a Finalborgo e alle botteghe artigiane di Fatto a mano a Finalborgo — prima dell’evento conclusivo alla Fortezza di Castelfranco, dove buyer e amministratori locali si sono ritrovati insieme in quello che è stato, di fatto, il sigillo simbolico dell’intero progetto.
A Diano Marina, ultima tappa, i buyer hanno vissuto una giornata di hiking soft tra Diano Castello e il borgo di Cervo — con vista sul mare e racconto della storia millenaria del territorio — per concludere con una cena dedicata ai prodotti enogastronomici locali, ospiti di un albergo scelto con cura per qualità e coerenza con il posizionamento della destinazione.
Trasversale alle tre tappe è stata una scelta strategica comune: ciascuna destinazione ha riservato momenti dedicati alla presentazione strutturata del proprio ricettivo — dalle strutture agrituristiche agli alberghi, con attenzione alla coerenza con il target selezionato — e di un ventaglio di esperienze organizzate per temi di vacanza e profili di viaggiatore. Una mappatura ragionata di ciò che ogni territorio sa offrire concretamente a un tour operator che costruisce pacchetti per quel tipo di cliente.

Il backstage: cosa tiene insieme tutto
Un programma così articolato non si costruisce per caso. E uno degli aspetti più significativi di questo progetto è proprio il lavoro invisibile che lo ha reso possibile.
Le tre destinazioni hanno individuato ciascuna un referente interno dedicato alla gestione operativa della propria tappa, ma questi referenti hanno lavorato in stretto coordinamento tra loro, costituendo di fatto un team unico, capace di gestire arrivi, partenze, tempi e imprevisti con una coerenza che i buyer hanno percepito come del tutto naturale.
Questo tipo di collaborazione tra amministrazioni pubbliche non è scontato. Richiede fiducia reciproca e la consapevolezza che, su certi mercati, un’offerta frammentata semplicemente non regge.
Un altro elemento che merita attenzione è la cura dei dettagli di accoglienza. I cadeaux lasciati nelle camere dei buyer non erano gadget generici, ma oggetti pensati in funzione delle esperienze proposte. Albenga ha scelto una borraccia ecologica in vetro e una borsa stagna — perfette per le escursioni in bicicletta e le uscite in mare — accompagnate dal materiale informativo della destinazione. Finale Ligure ha preparato una borsa con i prodotti della pasticceria Ferro e un’opera dell’artigianato locale a cura di Fatto a mano a Finalborgo. Piccoli gesti, ma capaci di raccontare una destinazione che pensa all’ospite in modo coerente con la propria identità.
Cosa rimane: il valore di un modello
Al di là dei numeri — che in un fam trip di questa natura maturano nel tempo, attraverso i cataloghi che i tour operator costruiranno, i pacchetti che inseriranno, i clienti che indirizzeranno — quello che questo progetto lascia è un modello replicabile.
Una rete di destinazioni riesce a costruire un’offerta che vale più della somma delle sue parti quando sa fare tre cose insieme: definire un target comune e coerente, coordinare la propria azione con la stessa professionalità che si chiede agli operatori privati, e trasformare ogni tappa in un capitolo di una storia più grande.
Discovery Italy, in questo senso, è stato insieme acceleratore e cornice. Il workshop ha portato le tre destinazioni a presentarsi con chiarezza, a scegliere i buyer giusti, a costruire un’agenda di incontri mirata. Il post tour ha trasformato quella chiarezza in un’esperienza concreta, vissuta, memorabile.
E la foto di gruppo alla Fortezza di Castelfranco — buyer internazionali e assessori locali fianco a fianco — è forse l’immagine più onesta di come funziona davvero la promozione turistica quando è fatta bene: non una brochure, non uno stand, ma una relazione. Costruita nel tempo, curata nei dettagli, condivisa tra chi ci crede.









