{"id":116934,"date":"2023-07-28T10:40:18","date_gmt":"2023-07-28T10:40:18","guid":{"rendered":"https:\/\/studiowiki.it\/inova\/?p=116934"},"modified":"2026-04-13T15:41:10","modified_gmt":"2026-04-13T15:41:10","slug":"la-nostalgia-dellorigine","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/studiowiki.it\/inova\/la-nostalgia-dellorigine\/","title":{"rendered":"La nostalgia dell\u2019origine"},"content":{"rendered":"\n<p>Chi non \u00e8 abituato a pensare alle <strong>campagne di comunicazione<\/strong>, o non le pensa, o ha un\u2019immagine un po\u2019 distorta (e stereotipata) di quello che sono; chi le pensa, o le deve pensare perch\u00e9 \u00e8 diversamente coinvolto nei vari ruoli imposti dal processo di comunicazione del nostro ambito professionale, mi riferisco a direttori creativi, <em>art<\/em>, <em>copy<\/em>, <em>strategist<\/em>, addetti stampa e \u2013 oggi &#8211; <em>content creator<\/em> e <em>video maker<\/em>, in alcuni casi rimane un po\u2019 ancorato a una bella concezione di scuola, anche di per s\u00e9 legittima, ma non per questo adatta al nuovo mondo, liquido forse viscido, secondo la quale le campagne di comunicazione sarebbero un bel poster, un bel visual, una bella headline, accompagnate \u2013 magari \u2013 da un <em>claim<\/em> e una <em>body copy<\/em> (perdonerete i forestierismi, ma il linguaggio settoriale del marketing e della pubblicit\u00e0 \u00e8 dominato dalla terminologia tecnica di matrice anglofona), che ci restituiscono, con l\u2019immagine (che alcune volte accompagna e altre prelude), una precisa concezione del mondo, della sua estetica, del suo essere. <\/p>\n\n\n\n<p>Queste sono le campagne di una volta, secondo me. Belle, forti, precise, rotonde, chiuse. Eh, \u201cqui una volta era tutta campagna\u201d. Oppure, \u201cnegli anni Ottanta s\u00ec che la pubblicit\u00e0 era pagata bene\u201d. Cose cos\u00ec. Boh, io non ho mai fatto il contadino, e neppure il pubblicitario negli anni Ottanta. Quando la terra era bassa come oggi ma i pubblicitari si arricchivano con messaggi che oggi non riuscirebbero a suscitare sommovimenti tellurici nemmeno nella psich\u00e8 di mio figlio che <em>(ndr)<\/em> ha appena compiuto sei anni. <\/p>\n\n\n\n<p>Oggi, \u201cla musica \u00e8 cambiata\u201d. Radicalmente. Che i mercati sono conversazioni \u00e8 ormai abbastanza conclamato, lo dicono \u2013 e lo diciamo &#8211; dal 1996. Che le campagne sono conversazioni, forse non lo abbiamo ancora detto con sufficiente chiarezza. Prendi un contenuto, un\u2019idea, un messaggio. Chiamala come vuoi. Emozioni, se vuoi. Vestila di immagini e parole. Poi mettila in circolo. Diventer\u00e0, per fortuna, qualcosa d\u2019altro, forse di meno, quasi sempre di pi\u00f9 rispetto a quello che tu hai pensato. <\/p>\n\n\n\n<p>La comunicazione, ma forse la marca nel suo spettro di significazione totale, \u00e8 stata superata dalle sue audience. Il ruolo della marca, oggi, crediamo, sia essa quella dei prodotti commerciali, sia essa quella del territorio, che sempre pi\u00f9 si sta avvicinando alle prime, non \u00e8 quello di veicolare messaggi, nemmeno quelli etici che prima erano appannaggio di preti e partiti politici. La marca, negli ultimi 20 anni, ha fatto una cosa molto precisa. Ha riempito spazio vuoto lasciato da Peppone e Don Camillo. Ha preso posizione, ha fornito una precisa idea dello spirito del tempo. Ha contribuito, in maniera fondamentale, e da punti di vista anche profondamente diversi, a determinarlo. <\/p>\n\n\n\n<p>Oggi siamo a una terza fase della conquista, ormai legittimata dal vuoto e dal nulla di tutto il resto, della marca. Se la prima fase, novecentesca, era quella in cui la marca non si permetteva altro lusso se non quello di promuovere il prodotto, e la seconda fase, a cavallo fra il XX e il XXI secolo, era quella in cui la marca occupava lo spazio vuoto lasciato da religione e politica, oggi assistiamo al sorgere di una nuova era per la marca, ovvero quella per la quale \u201cmarca\u201d vuol dire tutti e non \u201cuno\u201d. Il rapporto emittente \u201cunico\u201d e ricevente \u201cmolti\u201d si \u00e8 ristrutturato. <\/p>\n\n\n\n<p>La marca oggi insiste nel creare uno spazio vuoto per dare la possibilit\u00e0 alle sue audience di riempirlo con contenuti generati dall\u2019intelligenza collettiva. Un influencer, da solo, \u00e8 stupido. Molte persone, insieme, non si capisce bene ancora il perch\u00e9, diventano intelligenti, anche quando la singolarit\u00e0 dei loro atti emissivi resta profondamente stupida. Il terzo, e certo non ultimo atto della marca, quello a cui stiamo assistendo in questi anni, consiste, sostanzialmente, nel fare spazio ad altro. <em>E questo spazio \u00e8 l\u2019altro, anzi, sono gli altri.<\/em> Vista cos\u00ec sembrerebbe una figata. Evviva, la marca si fa da parte e lascia spazio. Assolutamente no, non \u00e8 vero. \u00c8 molto peggio di come sembra. <\/p>\n\n\n\n<p>La marca traccia i confini. \u00c8 un cerchio chiuso. Se stai dentro a quel cerchio vuoto nel quale la marca ti consente qualunque atto di significazione, fai parte di una comunit\u00e0 che ti riconoscer\u00e0 come integrato, se \u2013 per\u00f2 \u2013 deciderai di stare fuori dal confine che la marca ha disegnato per te \u2013 e per tutti noi \u2013 allora, in quel caso, ti troverai davanti a un\u2019alternativa che \u2013 per\u00f2 &#8211; non potrai scegliere. Dentro il cerchio della marca e della societ\u00e0 che le marche stanno sempre pi\u00f9 contribuendo a disegnare sarai libero di essere e fare ci\u00f2 che vuoi. Ma fuori dal cerchio vuoto e libero, e liberato, che la marca ha tracciato per te, troverai solo deserto. In quel deserto ti sono date, come si diceva, due opzioni, due alternative. Peccato che non sarai tu a sceglierle. <\/p>\n\n\n\n<p>Opzione uno: escluso. Morto fuori dai confini, ignoto. Opzione due: il tuo essere contro \u00e8 cos\u00ec interessante, perch\u00e9 costruito su posizioni profonde e buone, che verr\u00e0 fatto proprio dalla marca e da chi sta dentro il cerchio. Insomma, da fuori, avrai contribuito a migliorare il dentro. Congratulazioni. Non sei altro che nicchia, ispirazione fecondissima di marca. <\/p>\n\n\n\n<p>Le marche ci raccontano che parlano a persone, non a target. Beh, non \u00e8 vero. Se volessero parlare con le persone gli telefonerebbero, come si faceva una volta tra amici lontani che avevano voglia di sentirsi. Le marche, oggi, fanno quello che facevano nell\u2019Ottocento, promettono elisir di lunga vita che non esistono. Sono acqua colorata. Ma lo fanno raccontando s\u00e9 stesse come entit\u00e0 viventi piene di personalit\u00e0, amore, e tutte le virt\u00f9 cardinali e teologali. Le marche promettono, storicisticamente, e non c\u2019\u00e8 bisogno di citare Popper, tacchini e miserie del fine ultimo, ovvero degli storicismi tutti, l\u2019arcadica bellezza al termine del cammino. Promettono la libert\u00e0. <\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019unica risposta, forse, sta nella constatazione della miseria di essere liberi. Probabilmente hanno ragione Carmelo Bene (quando da Maurizio Costanzo, a proposito di roba del Novecento, che nostalgia\u2026) proponeva di liberarsi dalla (ma io direi \u201cdella\u201d) libert\u00e0 e \u2013 con lui \u2013 Enrico Testa che avrebbe chiosato, laconico e aspro come solo lui sa essere, \u00e8 solo \u201cla nostalgia dell\u2019origine\u201d.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Chi non \u00e8 abituato a pensare alle campagne di comunicazione, o non le pensa, o ha un\u2019immagine un&hellip;\n","protected":false},"author":4,"featured_media":116937,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_seopress_robots_primary_cat":"227","_seopress_titles_title":"","_seopress_titles_desc":"L&#039;intero mondo della comunicazione \u00e8 stato rivoluzionato dall&#039;esplosione del video sui social in tutte le sue forme.","_seopress_robots_index":"","csco_singular_sidebar":"","csco_page_header_type":"","csco_page_load_nextpost":"","csco_post_video_location":[],"csco_post_video_url":"","csco_post_video_bg_start_time":0,"csco_post_video_bg_end_time":0,"footnotes":"","_links_to":"","_links_to_target":""},"categories":[231,227,233],"tags":[247],"class_list":{"0":"post-116934","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-digital","8":"category-inova","9":"category-comunicazione","10":"tag-inova-61","11":"cs-entry","12":"cs-video-wrap"},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/studiowiki.it\/inova\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/116934","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/studiowiki.it\/inova\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/studiowiki.it\/inova\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/studiowiki.it\/inova\/wp-json\/wp\/v2\/users\/4"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/studiowiki.it\/inova\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=116934"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/studiowiki.it\/inova\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/116934\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":116938,"href":"https:\/\/studiowiki.it\/inova\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/116934\/revisions\/116938"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/studiowiki.it\/inova\/wp-json\/wp\/v2\/media\/116937"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/studiowiki.it\/inova\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=116934"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/studiowiki.it\/inova\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=116934"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/studiowiki.it\/inova\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=116934"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}