{"id":113030,"date":"2022-05-11T12:17:11","date_gmt":"2022-05-11T12:17:11","guid":{"rendered":"https:\/\/www.studiowiki.it\/?p=113030"},"modified":"2026-04-13T16:00:07","modified_gmt":"2026-04-13T16:00:07","slug":"inova-n-48-nuovi-perimetri-tendenze-prospettive","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/studiowiki.it\/inova\/inova-n-48-nuovi-perimetri-tendenze-prospettive\/","title":{"rendered":"Nuovi perimetri, tendenze e prospettive"},"content":{"rendered":"<p><strong><em>La ricerca di UNA sul mondo della comunicazione in un mondo che cambia.<\/em><\/strong><\/p>\n<p>\u201cLa comfort zone per chi lavora nel mondo della comunicazione non esiste pi\u00f9.\u201d Con queste parole esordisce Andrea Cornelli, vicepresidente di UNA, Aziende della comunicazione unite, parlando della <strong>ricerca commissionata da UNA PR Hub<\/strong> e sviluppata con l\u2019<strong>Universit\u00e0 di Pavia <\/strong>sul mercato della comunicazione in Italia.<\/p>\n<p>La ricerca<em> Nuovi perimetri, tendenze e prospettive<\/em>, condotta da aprile 2020 e rilasciata alla fine del 2021, \u00e8 stata realizzata sotto la direzione scientifica della prof.ssa Silvia Figini e del prof. Flavio Antonio Ceravolo, con la collaborazione di Simona Tovaglieri, Virginia Barbieri e Davide Riccardi, e offre un\u2019importante panoramica sull\u2019andamento del mercato della comunicazione negli ultimi dieci anni e sull\u2019impatto che la pandemia ha avuto su di esso.<\/p>\n<p>Un progetto di ricerca molto importante, che ha seguito una strategia di analisi multi-metodo con un approccio sia <em>quantitativo<\/em> che <em>qualitativo<\/em>, attraverso la raccolta di dati, due panel di interviste e la somministrazione di un questionario standardizzato, reso possibile dall\u2019intenso lavoro di coordinamento e raccordo di Rossella Rosciano, Mir\u00f2 Comunicazione.<\/p>\n<p><strong>Tre gli obiettivi principali<\/strong>:<\/p>\n<ol>\n<li>individuare le dimensioni complessive del settore della comunicazione in Italia, anche dal punto di vista occupazionale;<\/li>\n<li>analizzare le tendenze evolutive che hanno caratterizzato tale settore, sia dal punto di vista delle aziende sia da quello dei clienti;<\/li>\n<li>analizzare le dinamiche interne del mercato, identificando le nuove figure professionali emergenti e le nuove dinamiche di lavoro che sono venute a crearsi, tenendo conto anche delle problematiche relative al gender gap.<\/li>\n<\/ol>\n<p>\u201cIl cambiamento non rappresenta pi\u00f9 un\u2019opzione, ma \u00e8 una necessit\u00e0. Per essere competitivi oggi occorre cambiare organizzazione, cambiare approccio, e il messaggio ci arriva chiaro dal mercato\u201d prosegue Cornelli. E leggendo i risultati della ricerca \u00e8 sempre pi\u00f9 evidente quanto la <strong>digitalizzazione delle nostre vite<\/strong> abbia segnato, con la spinta forzata causata dalla <strong>pandemia<\/strong>, un percorso dal quale non si potr\u00e0 tornare indietro.<\/p>\n<ol>\n<li><strong><u>Una panoramica generale sui numeri<\/u><\/strong><\/li>\n<\/ol>\n<p>Attraverso la realizzazione di un <strong>algoritmo di web scraping<\/strong> creato <em>ad hoc<\/em> sono state analizzate le aziende presenti sul web per estrarre profili aziendali rilevanti ai fini della ricerca: sono risultate 14.196 imprese operanti nel settore, dalle quali \u00e8 stato estrapolato un sottogruppo di <strong>10.598 aziende <\/strong>che effettivamente si occupano di comunicazione.<\/p>\n<p>Di queste, la stragrande maggioranza ha piccole (da 3 a 5 dipendenti, oltre il 40%) o piccolissime dimensioni (meno di 3 dipendenti, quasi il 45%), mentre i soggetti di medie e grandi dimensioni (con pi\u00f9 di 50 collaboratori) rappresentano poco meno dell\u20191%, ma producono oltre la met\u00e0 (57%) del fatturato complessivo del comparto.<\/p>\n<p>Geograficamente la maggiore concentrazione delle agenzie di comunicazione ha sede in Lombardia, nella zona attorno a Milano, 47%. Seguono le aree di Roma (11%), Torino (8%) e il Veneto (5%).<\/p>\n<p>La fotografia del comparto comunicazione italiano che restituisce questa ricerca \u00e8 molto importante e di grande interesse. Per ampiezza e per metodologia applicata. Una ricerca di cui si sentiva la necessit\u00e0, impellente, da anni. Grazie a questo lavoro possiamo oggi conoscere i numeri della comunicazione del nostro Paese. <strong>Circa 10.000 aziende, 26.000 addetti, 15 miliardi di fatturato nel 2020<\/strong>. Imprese piccole e piccolissime, da 1 a 5 dipendenti, per l\u201985% del totale. Polverizzate su tutto il territorio, con maggiore concentrazione in area milanese. Questi due dati, dimensionale e geografico, raccontano forse meglio degli altri il nostro settore. Sono anche qualitativi, non solo quantitativi. E indicano la stringente <strong><em>necessit\u00e0 di fare rete<\/em><\/strong> per avere impatti significativi sul mercato.<\/p>\n<p>Cornelli sottolinea come il Covid abbia penalizzato soprattutto le piccole e medie strutture: \u201cCi ha sorpreso il fatto che se guardiamo alle verticalit\u00e0, la parte dei Centri Media produce poco pi\u00f9 di un quarto del totale del fatturato (26,4%). E proprio l\u2019area del media \u00e8 quella che ha continuato a crescere durante la pandemia, al contrario delle altre competenze, che hanno frenato.\u201d<\/p>\n<ol start=\"2\">\n<li><strong><u>L\u2019evoluzione di settore negli anni e l\u2019impatto della pandemia<\/u><\/strong><\/li>\n<\/ol>\n<p>Oltre al questionario standardizzato, i ricercatori hanno condotto due panel nei quali hanno intervistato le principali aziende nel ramo della comunicazione e alcuni fra i loro clienti pi\u00f9 significativi. \u00a0Sono state poste domande sul panorama della comunicazione, le percezioni sulle principali tematiche del settore, le problematiche legate al gender gap, l\u2019impatto della pandemia, le possibilit\u00e0 di formazione per le nuove risorse e il lifelong learning per gli impiegati.<\/p>\n<p>L\u2019obiettivo era mettere a confronto, utilizzando strumenti di ricerca, il punto di vista delle aziende della comunicazione e quello dei loro clienti, mettendo in luce i punti di contatto e quelli divergenti, facendone scaturire <strong>un\u2019analisi qualitativa dello scenario negli ultimi dieci anni<\/strong>.<\/p>\n<p>\u00c8 emerso che il processo di digitalizzazione ha avuto nell\u2019avvento dei social media e nella pandemia due momenti di svolta fondamentali.<\/p>\n<p>I social media hanno cambiato il rapporto col pubblico, portando la necessit\u00e0 di dover tenere sempre in considerazione pubblici diversi, ponendo al centro <strong>l\u2019immediatezza<\/strong> e introducendo la necessit\u00e0 di avere <strong>figure professionali nuove,<\/strong> in grado di gestire <strong>l\u2019enorme mole di contenuti<\/strong> e di <strong>analisi di dati<\/strong> e <strong>big data<\/strong>.<\/p>\n<p>Un tempo la campagna di comunicazione si costruiva in fasi diverse e con figure che collaboravano maggiormente fra loro, c\u2019era pi\u00f9 tempo fra una fase e l\u2019altra per limare la strategia. \u201c<strong><em>Il mondo post social-revolution<\/em><\/strong><em> viene invece descritto in termini della sua schizofrenia organizzativa che produce una continua rincorsa alla relazione immediata con i pubblici e soprattutto richiede un\u2019organizzazione del lavoro molto pi\u00f9 verticale con specialisti che seguono tutto il processo comunicativo previsto su uno specifico canale e che devono tuttavia essere coordinati da istanze strategiche di alto livello.<\/em>\u201d (<em>Nuovi perimetri, tendenze e prospettive<\/em>, pag. 14).<\/p>\n<p>E il mondo che \u00e8 venuto a crearsi a partire dal 2020 non \u00e8 da meno: descritta da tutti come un <em>acceleratore di processi, <\/em><strong>la<\/strong> <strong>pandemia<\/strong> ha dato uno scossone al mondo della comunicazione <em>digital<\/em>, modificando gli equilibri di mercato tanto quanto le <strong>dinamiche interne ed esterne al mondo del lavoro<\/strong>. Circa un quarto delle imprese intervistate ha colto la terribile occasione della pandemia per incrementare con nuovi servizi il proprio catalogo di prodotti. Servizi digitali, principalmente, e in particolar modo riguardanti il social media management (80%), la SEO (53%), e pi\u00f9 in generale la digital communication (74%).<\/p>\n<p>I dati evidenziano infine una perdita significativa di risorse umane nel periodo fra il 2019 e il 2020, soprattutto di lavoratrici (68%), e soprattutto nelle aziende piccole e medie (73%).<\/p>\n<ol start=\"3\">\n<li><strong><u>Le nuove dinamiche del lavoro <\/u><\/strong><\/li>\n<\/ol>\n<p>La ricerca mette in evidenza come il settore senta l\u2019esigenza di dotarsi di un <strong>albo professionale<\/strong> per aiutare le aziende clienti a orientarsi in questo scenario in grande evoluzione.<\/p>\n<p>\u201cSono cambiate anche le esigenze delle aziende e delle agenzie in termini di risorse,\u201d commenta Cornelli, \u201ci primi quattro profili professionali ricercati riguardano rispettivamente la progettazione e gestione di piattaforme digitali (42%), la gestione dei social media (37%), l\u2019ottimizzazione SEO e SEM (31,5%), l\u2019analisi dei dati e in particolare dei big data (31,4%). Seguono immediatamente le professioni grafiche e accounting (27%). Interessante anche che un\u2019azienda su cinque ricerchi profili professionali di produzione audiovideo.\u201d<\/p>\n<p>Nel futuro si prevede un aumento delle professioni digitali in ambito pi\u00f9 analitico (analisi di big data e sistemi di gestione dell\u2019AI), e di relazione con i media e i clienti. Ci si aspetta di veder decrescere la ricerca di profili che si occupano della gestione delle piattaforme e di vedere una rinnovata centralit\u00e0 di professionalit\u00e0 nell\u2019ambito dell\u2019<strong>analisi strategica<\/strong> e di <strong>content creation<\/strong>: un connubio di competenze di analisi e di competenze creative e di mediazione con gli stakeholder.<\/p>\n<p>Fra le <em>sotf skills<\/em> richieste, calano leadership e team work e salgono problem solving, capacit\u00e0 di prendere decisioni in autonomia e verticalizzazione in autonomia del lavoro.<\/p>\n<p>Ma il talento naturale dei nativi digitali va necessariamente affiancato all\u2019expertise consolidata delle vecchie generazioni. Manca la <em>vision<\/em>, la <em>strategy<\/em>. Il <em>training<\/em> fra maestri e discepoli.<\/p>\n<p>Servirebbero una maggiore combinazione fra <em>hard skills<\/em> e <em>soft skills<\/em> e un recupero del rapporto fra generazioni. E invece il mondo della comunicazione \u00e8 sempre meno costruito da gruppi di lavoro e sempre pi\u00f9 popolato da professionalit\u00e0 verticali sempre pi\u00f9 basate sulla suddivisione dei compiti. Fra dinamiche di smart working e valorizzazione dell\u2019autonomia di lavoro, \u00e8 sempre pi\u00f9 raro e difficile far viaggiare la creativit\u00e0 tipica dei gruppi di lavoro alla vecchia maniera: <strong>fare comunicazione senza comunicare gli uni con gli altri<\/strong>: \u00e8 il <strong><em>digital way<\/em><\/strong>, incoraggiato e lanciato dalla pandemia.<\/p>\n<p>Un nuovo metodo che non \u00e8 necessariamente negativo: tre intervistati su quattro pensano che il lavoro a distanza non abbia peggiorato o che abbia addirittura migliorato la produttivit\u00e0.<\/p>\n<p>Proviamo a leggere il dato legato alle <strong>professioni ricercate<\/strong>. A farla da padrone indiscusso \u00e8 ormai il digitale, nelle sue molteplici e multiformi declinazioni: progettazione e gestione web; social media; web analyst e digital strategist. Seguono la grafica e l\u2019accouting, con una interessante new entry, il video making. Oggi, tra i formati creativi, il video \u2013 e le foto \u2013 sono diventati uno strumento indispensabile.<\/p>\n<p>Difficile per le aziende prevedere quindi il futuro post pandemico: <strong><em>flessibilit\u00e0<\/em><\/strong> \u00e8 la parola chiave, ma il futuro \u00e8 ancora tutto da vedere. \u201cQuesto primo appuntamento con l\u2019Osservatorio rappresenta un punto di partenza, l\u2019Anno Zero, un momento fondamentale per iniziare a capire dove va il nostro mondo,\u201d spiega Cornelli, \u201calla fine del 2022 torneremo con un aggiornamento dei dati che sar\u00e0 fondamentale per capire come il comparto \u00e8 uscito dalla pandemia. Uno studio come questo si sposa perfettamente con la mission della nostra associazione che \u00e8 quella di mettere le agenzie nella condizione di cambiare, generando sinergie fra diversi DNA. La nostra geometria ad assetto variabile &#8211; con gli Hub, le territoriali e la piattaforma comune di condivisione &#8211; \u00e8 perfettamente funzionale a quella che oggi \u00e8 la necessit\u00e0 delle agenzie che non possono pi\u00f9 permettersi di lavorare come hanno sempre fatto.\u201d<\/p>\n<p><em>Nuovi perimetri, tendenze e prospettive<\/em>, Osservatorio Aziende della Comunicazione, edizione 2021, Universit\u00e0 di Pavia \u2013 Associazione UNA<\/p>\n<p>Edizione consultabile: <a href=\"https:\/\/unacom.it\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/Osservatorio-UNA-Aziende-della-comunicazione-ed-2021.pdf\">https:\/\/unacom.it\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/Osservatorio-UNA-Aziende-della-comunicazione-ed-2021.pdf<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"La ricerca di UNA sul mondo della comunicazione in un mondo che cambia. \u201cLa comfort zone per chi&hellip;\n","protected":false},"author":4,"featured_media":113022,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_seopress_robots_primary_cat":"0","_seopress_titles_title":"","_seopress_titles_desc":"La ricerca di UNA sul mondo della comunicazione in un mondo che cambia.","_seopress_robots_index":"","csco_singular_sidebar":"","csco_page_header_type":"","csco_page_load_nextpost":"","csco_post_video_location":[],"csco_post_video_url":"","csco_post_video_bg_start_time":0,"csco_post_video_bg_end_time":0,"footnotes":"","_links_to":"","_links_to_target":""},"categories":[229,227,233],"tags":[176],"class_list":{"0":"post-113030","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-dati-e-ricerche","8":"category-inova","9":"category-comunicazione","10":"tag-inova-48","11":"cs-entry","12":"cs-video-wrap"},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/studiowiki.it\/inova\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/113030","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/studiowiki.it\/inova\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/studiowiki.it\/inova\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/studiowiki.it\/inova\/wp-json\/wp\/v2\/users\/4"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/studiowiki.it\/inova\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=113030"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/studiowiki.it\/inova\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/113030\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":116196,"href":"https:\/\/studiowiki.it\/inova\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/113030\/revisions\/116196"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/studiowiki.it\/inova\/wp-json\/wp\/v2\/media\/113022"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/studiowiki.it\/inova\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=113030"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/studiowiki.it\/inova\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=113030"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/studiowiki.it\/inova\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=113030"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}