{"id":110972,"date":"2020-12-24T13:59:54","date_gmt":"2020-12-24T13:59:54","guid":{"rendered":"https:\/\/www.studiowiki.it\/?p=110972"},"modified":"2022-11-23T17:49:23","modified_gmt":"2022-11-23T17:49:23","slug":"inova-n-28-le-dodici-notti-prima-parte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/studiowiki.it\/inova\/inova-n-28-le-dodici-notti-prima-parte\/","title":{"rendered":"Le dodici notti (prima parte)"},"content":{"rendered":"<h4><strong>Le dodici notti<\/strong>\u00a0\u00e8 una fiaba di Natale nata dalla libera rielaborazione narrativa del patrimonio folklorico ligure. Questa fiaba, che esce a puntate su questo \u00e8 sul prossimo numero di INova \u00e8 stata scritta da Federico Alberto, Direttore creativo di Studiowiki, ed \u00e8 un regalo che facciamo a tutti i lettori di INova per la Vigilia di\u00a0<strong>Natale<\/strong>.<\/h4>\n<p><strong><em>Buona lettura!<\/em><\/strong><\/p>\n<h2><\/h2>\n<h2><b>Le dodici notti (prima parte)<\/b><\/h2>\n<h4><i>Ovvero la storia della bella Adelasia e del coraggioso Aleramo che infiniti pericoli affront\u00f2 per amarla<\/i><\/h4>\n<p><b>Personaggi<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/b><\/p>\n<p><b>Adelasia<\/b> \u2013 la principessa amata<\/p>\n<p><b>Aleramo<\/b> \u2013 l\u2019eroe innamorato<\/p>\n<p><b>Alfonso II<\/b> \u2013 monarca, padre di Adelasia<\/p>\n<p><b>Regina Luna Pi\u00e8 d\u2019oca<\/b> \u2013 moglie di Alfonso II, zia di Aleramo<\/p>\n<p><b>Oleastra<\/b> \u2013 regina delle fate, zia di Aleramo<\/p>\n<p><b>Belenda<\/b> \u2013 sorella di Oleastra e Regina Luna Pi\u00e8 d\u2019oca, madre naturale di Aleramo<\/p>\n<p><b>Mendaro<\/b> &#8211;<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>cavaliere del regno, marito di Belenda, padre naturale di Aleramo<\/p>\n<p><b>Benso<\/b> \u2013 contadino, padre adottivo di Aleramo<\/p>\n<p><b>Lisa<\/b> \u2013 moglie di Benso e madre adottiva di Aleramo<\/p>\n<p><b>Lamia Sabiana<\/b> \u2013 regina delle streghe e dei krampus<\/p>\n<p><b>Vendemmiale<\/b> \u2013 re dei folletti<\/p>\n<p><b>Malco<\/b> \u2013 principe saraceno<\/p>\n<p><b>Merudina<\/b> \u2013 guerriera saracena<\/p>\n<p><b>Sibillo e Salop<\/b> \u2013 generali saraceni<\/p>\n<p><b>Ondine e Coralline<\/b> \u2013 schiera delle fate<\/p>\n<p><b>Strie e Basure<\/b> \u2013 schiera delle streghe<\/p>\n<p><b>Il piccolo popolo<\/b> \u2013 schiera dei folletti<\/p>\n<p><b>Babbo Natale<\/b> \u2013 protettore dei bambini<\/p>\n<p><b>Rupel<\/b> \u2013 consigliere di Babbo Natale<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><i>I paesi che non hanno pi\u00f9 leggende<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/i><\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><i>saranno condannati a morire di freddo.<\/i><\/p>\n<p style=\"text-align: right;\">Patrice de la Tour du Pin<\/p>\n<p>Ci fu un tempo in cui i mesi che separavano la semina dalla desiderata primavera erano lunghi a passare. Il buio, la notte e il freddo imperavano tra gli uomini dei villaggi e delle citt\u00e0. Ci si stringeva la sera nel caldo delle stanze rischiarate dai ceppi che bruciavano scoppiettanti nel fuoco del camino; e ai pi\u00f9 vecchi spettava il compito di animare questo tempo con i racconti di fiabe e leggende, di grandi eroi e bellissime dame ascoltati &#8211; a loro volta &#8211; da altri vecchi. Cos\u00ec passava immobile questo tempo immobile. <i>Era il tempo della veglia.<\/i> Era il riparo dai temibili demoni dell\u2019inverno che si agitavano l\u00e0 fuori. Oltre la finestra incorniciata dalla neve.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p>Ecco la notte, la Notte che dona pace all\u2019Universo, chi potrebbe dormire in questa notte in cui veglia il mondo intero? <i>Era la notte prima di Natale<\/i>. Grandi e piccoli si accoccolavano gi\u00e0 stretti nella stanza, intorno al vecchio Pap\u00e0 Lucerna, ansiosi di ascoltare le vicende vissute dalla viva luce dei suoi grandi occhi neri sui mari di tutto il mondo; ma anche di volare alla meraviglia delle sue mitiche leggende, udite da tanti uomini e tante donne che aveva incontrato nei porti del suo sconfinato andare durato una vita intera. Pap\u00e0 Lucerna ora ero vecchio e saggio e non usciva pi\u00f9 per mare. Vedeva altri partire e, con un poco di malinconia nel cuore \u2013 \u201cTocca a loro ora, ai giovani\u201d &#8211; diceva. Con la sua diritta pipa di castagno sempre tra i denti, prodigava storie e utili consigli a tutti. E tutti, al villaggio sul mare, gli volevano un gran bene. Riempiva di morbido tabacco il piccolo braciere, il cerino sfregato con gesto sicuro su un muretto di campagna o su una pietra di spiaggia levigata al salino, due profonde boccate: e riprendeva il suo narrare. Era stato un fanciullo docile e gracile, ma negli anni era cresciuto cos\u00ec tanto da diventare un omone grande e grosso, dalla forza che si diceva sovraumana. Riusciva a salpare, con le sole sue possenti braccia, le grandi reti stracariche delle moltitudini di pesci che ancora si dibattevano furiosamente per sfuggire all\u2019implacabile sorte che li aveva condannati.<\/p>\n<p>\u201cCosa aspetti Pap\u00e0 Lucerna, inizia la storia!\u201d &#8211; protestavano i pi\u00f9 piccoli, eccitati dalla magica notte di veglia: ansiosi di leggende e di doni che avrebbe portato \u2013 ma solo ai pi\u00f9 buoni \u2013 Babbo Natale di l\u00ec a poche ore. La voce di Pap\u00e0 Lucerna riemp\u00ec la grande stanza che si colorava del bagliore caldo del camino. E la storia incomincia!<\/p>\n<p><b><i>Prologo<\/i><\/b><\/p>\n<p><b>La bufera di neve, dove si racconta il viaggio di Belenda e Mendaro per far visita alla di lei sorella Oleastra, regina delle fate.<\/b><\/p>\n<p>I nodosi ulivi sulle fasce rette ai gracili muri di pietra che il secolare e paziente lavoro dell\u2019uomo aveva fatto tanto ordinate e sicure lasciavano gi\u00e0 il passo ai castagni e agli alti faggi delle vette. La notte scendeva veloce e il freddo inverno si faceva pi\u00f9 pungente. Non nevicava ancora. Si accendevano i lumi nelle distanti case che Belenda e Mendaro si erano lasciati alle spalle gi\u00e0 da alcune ore di cammino. Non villaggi n\u00e9 sparsi giacigli abitavano questi luoghi dove la selvaggia natura prosperava. Solo alcune stalle, abbandonate nel lungo inverno, attendevano sparute la primavera e il ritorno dei pastori con le greggi. Il bambino in fasce tra le braccia della madre piangeva affamato. Forse quella di proseguire il cammino non era stata una scelta giusta, pens\u00f2 preoccupato il giovane Mendaro. Non ne fece parola. I due si guardarono intensamente, poi si strinsero intorno al piccolo Aleramo. Nei loro occhi brillava un misto di amore e di paura. Dovevano superare il passo prima che calasse la notte buia. Dall\u2019altra parte, a valle, li attendeva il bosco incantato della Regina delle fate Oleastra, la sorella di Belenda. Infuriava dalla cresta il gelido vento, la neve cominci\u00f2 a cadere fitta e ghiacciata. Una terribile tormenta scese insieme al buio. Tutto si copriva di una spessa coltre bianca, e l\u2019avanzare era divenuto difficile. Mendaro scaric\u00f2 il mulo dei bagagli, lasciandoli lungo il cammino. Vi ci fece salire Belenda con il piccolo e prov\u00f2 ad accelerare il passo. Che fare? Tornare indietro? Ormai era diventato impossibile. Il sentiero era nascosto dalla neve e in men che non si dica i giovani innamorati si resero conto di essersi smarriti. Il buio avvolgeva ormai tutte le cose. Riuscirono a infilarsi in una stretta grotticella che si apriva ai margini del bosco. Erano quasi in vetta ma non potevano pi\u00f9 continuare, un pesante sonno cominci\u00f2 ad impossessarsi di loro. Belenda e Mendaro strinsero Aleramo tra i loro petti per tenerlo caldo. E si addormentarono in un sonno profondo dal quale non si svegliarono mai pi\u00f9.<\/p>\n<p>Rupel, il fidato consigliere di Babbo Natale, aveva assistito a tutta la triste scena. Vol\u00f2 veloce, e in un batter di ciglia si trov\u00f2 davanti al santo vecchio del Nord che stava preparando la slitta e incitando al volo le otto renne che la trainavano. Partiva per la notte pi\u00f9 lunga dell\u2019anno. Doveva consegnare i regali a tutti i bambini buoni del mondo. \u201cUn bambino \u00e8 in pericolo! \u2013 grid\u00f2 Rupel \u2013 bisogna far intervenire le fate\u201d. Babbo Natale, ascoltato quanto stava accadendo su un lontano monte delle terre mediterranee e di come Belenda e Mendaro, nonostante tutti i loro amorevoli sforzi, non fossero riusciti a mettere in salvo il piccolo, non perse nemmeno un minuto. \u201cChiamiamo le fate, forza Rupel, non possiamo fallire. Sicuramente qui c\u2019\u00e8 lo zampino di quella orribile Lamia Sabiana.\u201d Convoc\u00f2 seduta stante Oleastra che invi\u00f2 le sue fidate Ondine e le luminose Coralline per non far morire di freddo il piccolo Aleramo.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 \u00a0<\/span><\/p>\n<p><b>Il ritrovamento, dove Benso e Lisa trovano un bambino in fasce.<\/b><\/p>\n<p>Le fate tennero caldo e protessero il bambino nella pi\u00f9 fredda delle notti. La notte nella quale tutti i krampus, i terrificanti diavoli rapitori dei bambini, escono dai loro nascondigli e infestano i villaggi.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>Il mattino era finalmente arrivato e la tempesta cessata. Brillava il mondo sotto il nuovo sole: scintillavano nella candida neve i prati e le montagne, i boschi, i fiumi, le valli e i tetti degli uomini. Fu ancora il saggio Rupel a condurre alla piccola grotta due anziani contadini che, soli e senza figli, stavano in una casupola poco distante. Il loro nome era Benso e Lisa e vivevano lontano dal villaggio, in disparte, seguendo il costume gentile degli amanti. Ma dal loro amore non era purtroppo mai sbocciato frutto. Quando Lisa strinse tra le braccia Aleramo, Benso cap\u00ec subito che quel piccolo fagotto infreddolito tra le fasce sarebbe cresciuto come loro figlio.<\/p>\n<p>Passavano gli anni e Aleramo diventava bello e forte. Il bambino aveva coraggio da vendere, eccelleva negli studi, e aiutava i genitori con le greggi e il lavoro nei campi. Insomma, cresceva perfetto nella serena pace della familiare consuetudine, tradendo per\u00f2 le sue nobili origini.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p><b>La prima invasione saracena, dove Aleramo diviene orfano per la seconda volta.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/b><\/p>\n<p>Ma un triste giorno vide dalle torri di vedetta sulle cime dei promontori a picco nell\u2019azzurro accendersi i fuochi di legna e paglia che con il loro grigio fumo annunciavano l\u2019approssimarsi delle temute navi saracene. Da tempo le scolte moresche saccheggiavano quei lidi con le loro barbare incursioni. Spingendosi sempre pi\u00f9 nell\u2019interno infestavano i villaggi, uccidevano gli uomini, rapivano le donne e i ragazzi per farne schiavi. L\u2019orda scese da molte navi trainate sulla riva. Tutti scappavano verso l\u2019entroterra, sperando cos\u00ec di mettersi al riparo dalla furia omicida. Ma a poco serv\u00ec. I saraceni, guidati dal giovane principe Malco, tanto bello quanto temuto per fama di crudelt\u00e0 e sventura, si arrampicarono fin sui pi\u00f9 alti monti, bruciando e saccheggiando tutto quanto capitava sotto il loro passaggio. Nemmeno Benso e Lisa furono risparmiati: rapiti e uccisi, la casa bruciata e le greggi disperse. Tutto questo vide Aleramo nascosto in un cespuglio al limitare del bosco. Con il dolore nel cuore<b> <\/b>e un nodo che gli serrava la gola i suoi occhi si riempirono di calde lacrime: pianse come non aveva mai pianto in vita sua. Moriva sotto i suoi occhi, se non chi l\u2019aveva messo al mondo, chi \u2013 di fatto \u2013 l\u2019aveva cresciuto e amato come figlio.<b><span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/b><\/p>\n<p>Ancora una volta dovette intervenire il saggio Rupel che avvis\u00f2 Babbo Natale della nuova sciagura che colpiva Aleramo. Babbo Natale decise che era bene per il giovane crescere al riparo dai pericoli del mondo umano, e lo affid\u00f2 cos\u00ec alla cura delle fate. Aleramo crebbe nel bosco incantato, vivendo con Oleastra che gli insegnava le arti del canto e della poesia; con le Ondine e le Coralline, che lo introducevano al sapere dei boschi e dei campi, delle greggi e degli animali silvani, della pesca e della navigazione. Ad Oleastra non dispiaceva affatto occuparsi del ragazzo. Era il figlio di sua sorella Belenda e, se Babbo Natale non avesse in un primo momento deciso di farlo crescere tra gli uomini, affidandolo a Benso e Lisa, se ne sarebbe da subito presa cura. Veniva spesso a trovare il giovane che cresceva in fretta anche Vendemmiale, il Re dei folletti del piccolo popolo, creature che vivevano, non viste, ai margini dei villaggi e delle citt\u00e0. Vendemmiale insegnava ad Aleramo la saggezza antica delle arti e dei mestieri umani: l\u2019astronomia e la medicina; la filosofia e la storia; la geometria e la giustizia, ma anche la nobilt\u00e0 e il coraggio, la cortesia e il contegno, gli attributi che doveva avere e il temperamento che doveva tenere il cavaliere che si volesse giusto. Era di bellezze e coraggio cos\u00ec colmo da stupire il sole e la luna al suo passaggio.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-110974\" src=\"https:\/\/studiowiki.it\/inova\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/aleramo-13x9-1-300x208.jpg\" alt=\"aleramo\" width=\"288\" height=\"200\" srcset=\"https:\/\/studiowiki.it\/inova\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/aleramo-13x9-1-300x208.jpg 300w, https:\/\/studiowiki.it\/inova\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/aleramo-13x9-1-1024x709.jpg 1024w, https:\/\/studiowiki.it\/inova\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/aleramo-13x9-1-768x532.jpg 768w, https:\/\/studiowiki.it\/inova\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/aleramo-13x9-1-380x263.jpg 380w, https:\/\/studiowiki.it\/inova\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/aleramo-13x9-1-800x554.jpg 800w, https:\/\/studiowiki.it\/inova\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/aleramo-13x9-1-1160x803.jpg 1160w, https:\/\/studiowiki.it\/inova\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/aleramo-13x9-1.jpg 1535w\" sizes=\"auto, (max-width: 288px) 100vw, 288px\" \/> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-110975\" src=\"https:\/\/studiowiki.it\/inova\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/adelasia-9x6-1-300x200.jpg\" alt=\"adelasia\" width=\"300\" height=\"200\" srcset=\"https:\/\/studiowiki.it\/inova\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/adelasia-9x6-1-300x200.jpg 300w, https:\/\/studiowiki.it\/inova\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/adelasia-9x6-1-1024x683.jpg 1024w, https:\/\/studiowiki.it\/inova\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/adelasia-9x6-1-768x512.jpg 768w, https:\/\/studiowiki.it\/inova\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/adelasia-9x6-1-380x253.jpg 380w, https:\/\/studiowiki.it\/inova\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/adelasia-9x6-1-800x533.jpg 800w, https:\/\/studiowiki.it\/inova\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/adelasia-9x6-1.jpg 1131w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p><b>Il palazzo reale, dove Aleramo incontra la bella Adelasia per la prima volta e se ne innamora.<\/b><\/p>\n<p>Un giorno Oleastra part\u00ec con Aleramo e la sua piccola corte di fate per far visita alla giovane sorella, la Regina Luna pi\u00e8 d\u2019Oca. Da qualche tempo questa era convolata a nozze con il re Alfonso II. La nomea di uomo cinico e crudele che albergava intorno alla triste figura di re Alfonso II, e alla quale, inizialmente, la sfortunata Regina Luna pi\u00e8 d\u2019Oca parve non dar troppo peso, si rivel\u00f2 ahim\u00e8 in tutta la sua tragica materialit\u00e0 subito dopo il matrimonio dei due. Chiss\u00e0 chi avesse spinto la giovane Regina Luna a prendere per sposo un uomo tanto pi\u00f9 grande di lei e per giunta tanto crudele. Che ci fosse stato l\u2019infernale intervento di una forza oscura erano in molti a pensarlo, tanto fra le fate e i folletti quanto nel mondo degli uomini. Tutti sapevano che Alfonso II intratteneva pericolose relazioni con il mondo basso delle streghe e, soprattutto, con la loro regina, la temibile Lamia Sabiana. Alfonso II aveva avuto gi\u00e0 una figlia dalla precedente moglie, morta prematuramente. Adelasia, questo era il suo nome, era una ragazza di aspetto bello e regale, dal carattere docile e forte a un tempo: aveva la pelle candida come la neve sui monti, le guance rosse come la porpora, gli occhi neri come la notte e i capelli color del sole. Una bellezza splendente, dalle forme eleganti, che non trascuravano una piet\u00e0 e nobilt\u00e0 straordinarie. Alla vista di una tale bellezza e degli atteggiamenti modesti e contenuti della ragazza che compiva in quei giorni il suo diciottesimo anno di et\u00e0, Aleramo fu subito preso da grande amore per lei. L\u2019immagine della giovane Adelasia che per gli occhi gli era penetrata dritta nel cuore sempre lo accompagnava, anche durante le notti e le battute di caccia alle quali doveva per etichetta sottoporsi insieme al re Alfonso II. Ma come i due giovani riuscivano a liberarsi dalle incombenze della corte e del palazzo subito si ritiravano in dolce solitudine negli angoli pi\u00f9 remoti del giardino per dichiararsi il loro amore che giorno dopo giorno cresceva sempre pi\u00f9. Se Oleastra e Regina Luna si compiacevano nel vedere i due giovani legati da tanto sincero e puro amore, non dello stesso parere era il perfido Alfonso. Non poteva tollerare nel suo palazzo una simile manifestazione di bont\u00e0 e affetto: era per sua natura votato al male e non riusciva a sopportare il bene neppure quando lo vedeva nascere e crescere in tanta signoria sopra due giovani cuori ancora cos\u00ec inesperti alla crudelt\u00e0 del mondo. Alfonso II fece di tutto per separare i due giovani, osteggiando a pi\u00f9 riprese e in ogni occasione l\u2019amore che i due si donavano vicendevolmente. A nulla servirono le supplichevoli parole di Regina Luna pi\u00e8 d\u2019Oca che tentava di dissuaderlo dai suoi nefasti propositi di vendetta.<\/p>\n<p><b><i>Le dodici notti<\/i><\/b><\/p>\n<p><b><i>Prima notte.<\/i> La fuga, dove i due innamorati fuggono per non sottostare alle angherie del di lei padre Alfonso II.<\/b><\/p>\n<p>La situazione era per i due divenuta ormai intollerabile. Il tempo delle decisioni irrevocabili era giunto. Solo la fuga poteva sottrarli dal potere di re Alfonso II. E per la fuga convennero Adelasia e Aleramo. Il giovane, che non si aspettava tanto ardore e tanta risolutezza dalla bella compagna, se la strinse forte al petto e le cerc\u00f2 la bocca con la bocca. Raccolsero la gioia e le forze e via, fuggirono nella notte buia, con fedeli servitori e bravi cavalli, verso i confini pi\u00f9 remoti del regno. Avventurosa fu la fuga! Gli sgherri di Alfonso gi\u00e0 alle prime luci dell\u2019alba li cercavano in ogni dove, senza dargli tregua alcuna. Giunti sulle montagne furono assaliti da una masnada di briganti che li depredarono e uccisero tutti i servi al seguito. I poveri amanti tra mille stenti riuscirono a raggiungere una valle stretta e amena, contornata da due file di monti sui lati, chiusa alla sua sommit\u00e0 da un ripido colle, e aperta a mezzogiorno sul tenero mare. Qui decisero di fermarsi. Eran giunti in un bosco di castani. Nel fitto della vegetazione spuntava una casetta antica. Aleramo, grazie al mestiere appreso da Vendemmiale durante i suoi anni giovanili, la sistem\u00f2 per bene, mentre Adelasia lo osservava sullo sfondo del mare che scintillava tra il fogliame. Si ritirarono per riposare. Dormirono a lungo, fianco a fianco, poich\u00e9 avevano bisogno di ristoro e di tepore dopo l\u2019affannosa notte trascorsa nella fuga. Si svegli\u00f2 Adelasia. Guardava il suo uomo dormire; ascoltava lo stormire delle foglie. Vide brillare una stellina in alto oltre la finestra, mentre si stava facendo buio: pianse. Poi si strinse fiduciosa ad Aleramo.<\/p>\n<p><img alt=\"\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-110979 aligncenter\" src=\"https:\/\/studiowiki.it\/inova\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/re-alfonso-II-13x9-1-300x208.jpg\" alt=\"\" width=\"376\" height=\"261\" srcset=\"https:\/\/studiowiki.it\/inova\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/re-alfonso-II-13x9-1-300x208.jpg 300w, https:\/\/studiowiki.it\/inova\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/re-alfonso-II-13x9-1-1024x709.jpg 1024w, https:\/\/studiowiki.it\/inova\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/re-alfonso-II-13x9-1-768x532.jpg 768w, https:\/\/studiowiki.it\/inova\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/re-alfonso-II-13x9-1-380x263.jpg 380w, https:\/\/studiowiki.it\/inova\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/re-alfonso-II-13x9-1-800x554.jpg 800w, https:\/\/studiowiki.it\/inova\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/re-alfonso-II-13x9-1-1160x803.jpg 1160w, https:\/\/studiowiki.it\/inova\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/re-alfonso-II-13x9-1.jpg 1535w\" sizes=\"auto, (max-width: 376px) 100vw, 376px\" \/><\/p>\n<p><b><i>Seconda notte.<\/i> Il ritorno, dove Lamia Sabiana, con uno stratagemma, causa il ritorno a palazzo dei due innamorati.<\/b><\/p>\n<p>Alfonso II era fuori di s\u00e9. Non avrebbe mai perdonato, se solo li avesse scoperti. Regina Luna, preoccupata per le sorti dei due giovani amanti, decise di scrivergli una lettera e farla recapitare da un corriere a lei fedele che conosceva la strada e il luogo del segreto rifugio. Nella lettera pregava i due di restar ben nascosti poich\u00e9 la furia vendicatrice di Alfonso II sarebbe potuta essere terribile. Oleastra e le fate si stavano preparando alla lotta. Sellato il cavallo, il fedele corriere part\u00ec al galoppo. Corse senza tregua, ma l\u2019animale, affaticato, aveva bisogno di bere e riposare. Nonostante gli incitamenti sulle briglie fu costretto a fermarsi a una stazione di posta poco prima dell\u2019ingresso alla valle dove stavano nascosti Adelasia e Aleramo. E qui si comp\u00ec il misfatto. Una basura al servizio di Lamia Sabiana approfitt\u00f2 di un momento di distrazione del corriere per sostituire la lettera che portava nella bisaccia. Quando il corriere consegn\u00f2 la lettera ad Adelasia, questa non poteva credere ai suoi occhi. Alfonso II scriveva con piglio saggio e fermo ai due giovani, biasimandone s\u00ec la repentina fuga, certo, ma allo stesso tempo \u2013 intenerito e convinto dalla sincera forza del loro sentimento &#8211; accordava il suo paterno e regale perdono.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-110976 aligncenter\" src=\"https:\/\/studiowiki.it\/inova\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/lamia-sabiana-9x6-1-300x200.jpg\" alt=\"lamia-sabiana \" width=\"345\" height=\"230\" srcset=\"https:\/\/studiowiki.it\/inova\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/lamia-sabiana-9x6-1-300x200.jpg 300w, https:\/\/studiowiki.it\/inova\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/lamia-sabiana-9x6-1-1024x683.jpg 1024w, https:\/\/studiowiki.it\/inova\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/lamia-sabiana-9x6-1-768x512.jpg 768w, https:\/\/studiowiki.it\/inova\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/lamia-sabiana-9x6-1-380x253.jpg 380w, https:\/\/studiowiki.it\/inova\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/lamia-sabiana-9x6-1-800x534.jpg 800w, https:\/\/studiowiki.it\/inova\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/lamia-sabiana-9x6-1.jpg 1063w\" sizes=\"auto, (max-width: 345px) 100vw, 345px\" \/><\/p>\n<p><i>Imprudenti e giovani fanciulli, vi dico che, come saggi, dovete pi\u00f9 maturamente considerare, perch\u00e9 il buon consiglio assicura le cose dubbiose, laddove chi sconsigliato ad un\u2019impresa si accinge, triste esito ne raccoglie e perde l\u2019opera e la fatica. Si ricordi il proverbio antico: pensar prima e agir dopo, come osservano i prudenti: si perdono gli stati, si distruggono i regni e gravi danni sono nel mondo per mancanza di considerazione. La passione vostra \u00e8 grande certo, ma \u00e8 pi\u00f9 grande se si vince con la virt\u00f9. I piaceri umani sono fugaci, ancor pi\u00f9 se dipendono dagli amori incauti; non tutto quello che diletta giova; il troppo dolce talora nuoce: l\u2019amaro \u00e8 salutare. So che l\u2019amore \u00e8 pi\u00f9 forte che la morte, specialmente per due giovani innamorati come voi, e pur io sono addolorato per gli affanni che vi ho causato. N\u00e9 miglior conforto penso di darvi nell\u2019accordarvi il mio perdono e la mia benedizione e nel pregarvi di volgere presto sui vostri passi e far ritorno a palazzo, tra coloro che vi amano.<\/i><\/p>\n<p>Aleramo abbracci\u00f2 Adelasia che con un sospiro aveva appena finito di leggere la lettera. Lasciarono la casetta e si incamminarono con l\u2019orgoglioso corriere che sentiva di aver preso parte e trionfato in qualcosa di ben pi\u00f9 grande di lui. Il trotto dei cavalli che tornavano verso il palazzo, colmava di felicit\u00e0 i cuori dei due ignari giovani. Ignari del tranello entro il quale si stavano cacciando. Alfonso II aveva infatti trovato in Lamia Sabiana una degnissima alleata nella crudelt\u00e0. Fu questa ad architettare l\u2019abietto piano per sostituire la lettera di Regina Luna Pi\u00e8 d\u2019Oca, sempre spiata da una Stria che aveva assunto le sembianze di una sua dama di compagnia. E fu sempre lei a dettare la falsa lettera ad Alfonso II.<\/p>\n<p><b><i>Terza notte.<\/i> Le tre prove d\u2019amore, dove Aleramo \u00e8 sottoposto a tre perigliose prove apparecchiate dalla crudelt\u00e0 di Alfonso II.<\/b><\/p>\n<p>Come i due furono a palazzo, le infide serve di Lamia Sabiana approfittarono dello scompiglio creato ad arte per separare prontamente i due giovani, che nulla ancora sospettavano. Gli sguardi stravolti di Regina Luna e Oleastra \u2013 che assistettero a tutta la scena da una finestra &#8211;<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>dichiaravano che non ci si poteva aspettare nulla di buono. Comparve allora Alfonso, accompagnato dalla terribile strega, e, sempre accordando a parole il perdono, proclam\u00f2 che Aleramo, per dimostrare il suo amore per la figlia Adelasia, avrebbe dovuto sottoporsi a tre prove. Sapeva Alfonso che il povero Aleramo mai avrebbe potuto superare le prove e credeva cos\u00ec di liberarsi per sempre dell\u2019impertinente moccioso, come lo chiamava. Non avrebbe mai potuto accettare che la sua discendenza si legasse con un giovane cresciuto dalle fate e dai folletti.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p>\u201cCome prima prova bandisco un grande torneo &#8211; grid\u00f2 con fierezza Alfonso II. Aleramo dovr\u00e0 battersi con i migliori cavalieri del regno.\u201d Un rumoroso spavento si diffuse per la sala del trono. Risuonarono gli squilli delle trombe: i tubatori del re percorrevano la citt\u00e0 sui loro focosi destrieri per annunziare il mirabile torneo. All\u2019ora fissata, Alfonso II apparve con al fianco la triste Regina Luna e la terribile Lamia Sabiana. Oleastra guardava in disparte. L\u2019enorme folla era a stento tenuta dietro gli improvvisati ripari da squadre di armigeri in corazza. Nascosti e invisibili tra la folla si perdevano i folletti del piccolo popolo con il loro re Vendemmiale. Cinque cavalieri tutti coperti da grandi armature di ferro, sui loro cavalli, anch\u2019essi rivestiti di tutto punto, si avanzarono con lo scudo al petto e la lancia alla coscia, fin sotto la grande terrazza, per rendere omaggio al loro Sire. E cominci\u00f2 il torneo. Il primo cavaliere fu presto tolto di staffa dall\u2019impavido Aleramo, e cos\u00ec anche il secondo, il terzo e il quarto. Ma ecco uscire al galoppo dalle scuderie il quinto cavaliere, il maggiore del regno; con uno svolazzo di penne variopinte sull\u2019elmo ed una sopraveste segnata nel mezzo da una croce vermiglia. Il cavaliere misterioso di\u00e9 di sprone al cavallo e si gett\u00f2 su Aleramo con impeto, deciso a sbarazzarsi in pochi colpi di quell\u2019importuno. Si volteggiarono intorno a lungo, poi Aleramo, con una maestrevole puntata spicc\u00f2 di pugno all\u2019avversario la lancia, che cadde a terra risonando. Salt\u00f2 subito a terra, raccolse l\u2019arma, cavallerescamente la porse all\u2019avversario e si rimise in arcione. Riprese la lotta in mezzo all\u2019ansia di tutti gli spettatori. Anche Alfonso II si era alzato e contemplava la mirabile scena appoggiato alla balaustra. Il cavaliere si impegn\u00f2 a fondo, con raddoppiato furore; ma Aleramo, evitato il cozzo con un pronto scambio, afferr\u00f2 fulmineamente l\u2019avversario e lo scaravent\u00f2 a terra. Si affrontarono con le spade e Aleramo, dopo strenue lotta, ebbe infine la meglio. Adelasia gio\u00ec e tir\u00f2 un sospiro di sollievo dalla finestra della camera entro la quale il perfido padre l\u2019aveva fatta rinchiudere.<\/p>\n<p>\u201cEbbene Aleramo, hai superato la prima prova, riuscendo tu a sconfiggere i miei maggiori cinque cavalieri. Non riuscirai, ne sono certo, a superare questa seconda \u2013 disse fuori di s\u00e9 il cattivo Alfonso II. Dovrai erigere entro questa notte una statua di pietra alta e maestosa a picco sulla scogliera del capo\u201d. Come superare una prova tanto difficile? La scogliera era liscia e scivolosa, nessun appiglio concedeva possibilit\u00e0 all\u2019incauto che avesse deciso di avventurarvisi. E inoltre bisognava anche erigervi una statua. Aleramo non si perse d\u2019animo. Era gi\u00e0 sulla scogliera abbarbicato che a colpi di scalpello tentava di incidere la dura roccia, quando perse l\u2019equilibrio e scivol\u00f2 pericolosamente verso il basso. Sotto, il mare scuro e agitato gorgogliava come impazzito. Una mano lo afferr\u00f2 con forza: era Vendemmiale, corso in soccorso del coraggioso Aleramo insieme alla schiera dei folletti martellini. In men che non si dica un meraviglioso leone fu scolpito nella dura pietra della scogliera. Aveva il corpo rivolto verso la terra, ma la testa, con una torsione del collo, guardava il mare all\u2019orizzonte lontano. Con grande stupore si vide quello che era stato fatto in una sola notte e il re dovette constatare con rammarico che Aleramo aveva superato anche questa seconda prova.<\/p>\n<p>Nonostante i sospetti di un intervento magico in supporto di Aleramo che gi\u00e0 cominciavano a giungere alle orecchie del re, questi fu costretto a bandire la terza prova: \u201cora Aleramo, in questo freddo mese di dicembre, tu dovrai su questa porzione di terra, creare un giardino pieno di verdi erbe, di fiori e di alberi rigogliosi, non altrimenti come se fosse maggio.\u201d Aleramo non sapeva davvero come raccapezzarsi. Non era in suo potere di fare quanto gli veniva comandato, e fu salvato solo dalla provvidenziale comparsa di Oleastra con la sua schiera di fate. La notte era profonda: dormivano gli uccelli, le fiere e gli uomini; sopra gli alberi le fronde stavano immobili e mute e il terso cielo in pace si riposava: solamente le stelle brillavano, quando Oleastra, pi\u00f9 volte compiuto il giro intorno alla terra, stese le braccia al cielo per tre volte, poi si bagn\u00f2 nell\u2019acqua del vicino torrente e supplic\u00f2 con alta voce l\u2019aiuto delle serene potenze aeree. \u201cO notte, fidatissima amica, o serene stelle, che al risplendente sole con la luna insieme succedete, e voi qualunque versi, o arti, o erbe, e tu qualunque terra produttrice di virtuose piante, e voi aure e venti, e fiumi e laghi e monti, e ciascun dio dei boschi e delle segrete selve, per cui gi\u00e0 feci tornare i fiumi alle loro fonti, e gi\u00e0 feci immobili le cose mobili e mobili le immobili, e che gi\u00e0 deste ai miei versi potenza di asciugare i mari e cercare il loro fondo, e di rischiarare il cielo facendo i venti cessare: siate ora presenti e il vostro aiuto portate all\u2019amore fra questi due giovani. Fate che l\u2019arida terra, prima dall\u2019autunno e poi dal freddissimo inverno spogliata dei suoi fiori frutti ed erbe, torni in questa plaga fiorita, mostrandosi, avanti del tempo, come splendida primavera.\u201d E questo detto molte altre cose tacitamente aggiunse alle sue preghiere. Vol\u00f2 sopra l\u2019Africa e l\u2019Europa, l\u2019Asia e l\u2019America e l\u2019Oceania. Per i cinque continenti raccolse quelle radici ed erbe che le servivano. Prese pietre sul Caucaso, sabbia del Gange, e dalla Libia port\u00f2 lingue di velenosi serpenti. Accese poi un grande fal\u00f2 per ringiovanire e scaldare con legna ardente la dura terra invernale. In una grande pentola fece bollire le erbe e gli altri mille ingredienti che per il mondo aveva raccolto. Poi prese un ramo secco di ulivo, e con esso prese a mescolare. Il ramo cominci\u00f2 a divenire verde, e in breve a mettere le foglie e, non dopo molto, lo si vide carico di nere olive. Oleastra prese allora la miracolosa pozione e cominci\u00f2 a spargerla sulla terra dove sarebbe dovuto nascere il giardino. E la terra cominci\u00f2 d\u2019improvviso tutta a fiorire, producendo nuove e belle erbette, fiori e frutti. La corte, con Alfonso II in testa, entr\u00f2 per una bella porta nel giardino. Con grande stupore ammirarono un trionfo di erbe e fiori novelli, e anche l\u2019aria era temperata e dolce al contrario dell\u2019inverno fuori. Questa parve a tutti grande e mirabile cosa che Aleramo aveva compiuto solo per amore della sua Adelasia, ma non dello stesso parere era Alfonso II che, convinto da Lamia Sabiana, accus\u00f2 il giovane di essere dedito ai malefici. Non poteva che trattarsi di magia nera.<\/p>\n<p><b><i>Quarta notte.<\/i> Il concilio delle streghe, dove si architettano orribili piani.<\/b><\/p>\n<p>Adelasia e Aleramo restavano confinati in due aree opposte del palazzo. Alfonso II prendeva tempo con la scusa di sottoporre Aleramo al giudizio della corte reale. Intanto Lamia Sabiana aveva convocato nelle segrete del palazzo il concilio di tutte le streghe. Da ogni angolo del regno giunsero a cavallo delle loro scope le infernali donne: Strie e Basure,; ogni ordine e grado della gerarchia infernale si fece presente alla chiamata della malefica Sabiana. Le streghe degli ordini maggiori arrivavano in groppa ai terribili krampus. Mai si vide tanto orrore e spavento tutto stretto in unica dimora. Grida e strida paurose si alternavano a orribili lamenti, le streghe ridevano al racconto dei loro ultimi avventurosi malefici che sempre avevano come prede predilette i pi\u00f9 indifesi tra gli uomini e le donne. Il rito infernale era preceduto da suoni di corno e da triviali, lugubri ed inumani canti. Nauseabondi olezzi e sinistri bagliori davano il via al mefistofelico raduno. Le Strie e le Basure, dopo essersi sparse i capelli di ceneri umane e spalmato il corpo con intrugli di grasso macilento di lupo, feti di capra e di corvi, svolazzavano per la stanza, mentre litanie blasfeme rimbalzavano facendosi eco da una parte all\u2019altra dei sotterranei. Lamia Sabiana, con gli occhi infuocati e con aspetto orripilante, dirigeva l\u2019allucinante concerto: ordin\u00f2 il silenzio. Il concilio infernale ebbe inizio. Parlamentarono a lungo, ma la decisione fu tanto orribile quanto univoca. Adelasia sarebbe stata rapita dal palazzo e sottratta per sempre alla vista di Aleramo. L\u2019attendeva il terribile Buranco, la sede sotterranea di tutte le anime perse di ogni tempo e luogo. Dopo l\u2019estenuante concilio e la nefasta decisione, Lamia Sabiana fece riprendere le danze, a cui fu accompagnato un ferale banchetto il cui piatto prelibato \u2013 l\u2019ambrosia inferi \u2013 consisteva in carogne di uccelli rapaci, topi e lupi: il tutto innaffiato con sangue umano. Ebbre le Basure riaccendevano la danza: nude si davano ad ogni perversit\u00e0 carnale e animalesca. Sul far dell\u2019alba, al primo canto del gallo, il terribile congresso si sciolse.<\/p>\n<p><b><i>Quinta notte.<\/i> Il rapimento, dove Adelasia viene rapita e condotta nell\u2019infernale Buranco.<\/b><\/p>\n<p>Due infide Strie penetrarono non viste nella notte senza luna alla stanza in cima della torre dove Adelasia, rinchiusa e disperata, dormiva ignara di tutto. Altre due Basure tra loro sorelle attendevano &#8211; ai piedi della torre &#8211;<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>che le prime si palesassero con il triste bottino da condurre al cospetto di Lamia Sabiana. Alfonso II, avvisato del rapimento, aveva ordinato che si alleggerissero le guardie sui bastioni per facilitare cos\u00ec il turpe gesto. Le due Strie si avvicinarono caute al letto di Adelasia quando questa \u2013 scossa dal rumore che una delle due aveva fatto urtando il pitale posato a terra \u2013 salt\u00f2 terrorizzata sul letto e si mise a correre furiosamente fuori dalla stanza spaventata. Apriva e chiudeva porte dietro di s\u00e9 nel tentativo si seminare le due maliarde. Tutto fu vano. Arrivata ai piedi della torre, davanti alla porta che dava sul giardino, mentre sperava e pregustava gi\u00e0 la libert\u00e0 che vedeva a pochi passi, apparvero sull\u2019uscio le due Basure e la ricacciarono dentro a colpi e spintoni: la immobilizzarono, la bendarono e le posero un fazzoletto imbevuto di una pozione di insalubri erbe che stordiva e appesantiva le palpebre. Fu gioco facile per le quattro serrare la povera Adelasia cos\u00ec completamente inerme, dentro un pesante sacco di juta che si caricarono indifferenti sulle spalle. \u201cCosa portate, vecchie?\u201d \u2013 intimarono i soldati di guardia alle porte del palazzo. \u201cFieno e poco altro\u201d \u2013 risposero vaghe le perfide, e uscirono senza problemi.<\/p>\n<p>Giunte da Lamia Sabiana aprirono il sacco e gioirono per la riuscita del folle gesto. Eccitate dalla notte e dalla vista della prigioniera ormai completamente in loro potere, si apprestarono a un Sabba ribollente nel quale tutte le streghe e i krampus mangiavano, bevevano e turpemente ballavano intorno alla giovane principessa che piangeva disperata e piena di grande terrore. Danzando in cerchio intorno alla prigioniera, le streghe bruciavano l\u2019erba coi piedi. Lamia Sabiana, terminate le basse e carnali libagioni, ordino che Adelasia fosse calata e imprigionata nell\u2019orrido Buranco, lei viva insieme alle anime dei morti in disgrazia.<\/p>\n<p><i>Continua tra una settimana, la sera dell\u2019ultimo dell\u2019anno\u2026.<\/i><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Le dodici notti\u00a0\u00e8 una fiaba di Natale nata dalla libera rielaborazione narrativa del patrimonio folklorico ligure. 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