{"id":110715,"date":"2020-11-27T23:22:31","date_gmt":"2020-11-27T23:22:31","guid":{"rendered":"https:\/\/www.studiowiki.it\/?p=110715"},"modified":"2022-11-24T16:02:06","modified_gmt":"2022-11-24T16:02:06","slug":"inova-n-24-il-giornalista-nelluniverso-digitale-e-nellepoca-della-disinformazione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/studiowiki.it\/inova\/inova-n-24-il-giornalista-nelluniverso-digitale-e-nellepoca-della-disinformazione\/","title":{"rendered":"Il giornalista nell\u2019universo digitale e nell\u2019epoca della disinformazione"},"content":{"rendered":"<p><b>L\u2019albero delle informazioni<\/b><\/p>\n<p>Uno dei principali effetti della rivoluzione digitale nel giornalismo \u00e8 la completa ridefinizione del rapporto tra il giornalismo e le sue fonti. Prima della rivoluzione digitale il giornalista produceva un racconto tra i fatti\/gli eventi e un pubblico ricevente. I giornalisti parlavano con le loro \u201cfonti\u201d e producevano un racconto senza il quale il pubblico non sarebbe venuto a conoscenza dei fatti.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p>Tedeschini definisce in questo senso come <i>inevitabili <\/i>i giornalisti e il loro ruolo.<\/p>\n<p>Oggi non \u00e8 pi\u00f9 cos\u00ec, i giornalisti non sono pi\u00f9 inevitabili e indispensabili: quelle che un tempo erano le fonti, oggi possono parlare da sole attraverso i canali digitali. Politici, aziende e cittadini raccontano in maniera diretta, disintermediata, le loro storie. E coloro i quali oggi sono pubblico, domani potranno essere \u201cemittenti\u201d.<\/p>\n<p>Quando Tedeschini Lalli si chiede <i>\u201cche cosa e chi \u00e8 una fonte? Che cosa e chi \u00e8 il pubblico?\u201d<\/i>; la risposta \u00e8\u2026<i>dipende<\/i>. Ciascuno di noi \u00e8 di volta in volta \u201cfonte\u201d, \u201cselezionatore e comunicatore\u201d, \u201cpubblico\u201d. Questo nuovo stato di cose \u00e8 irreversibile e porta a una <b>ridefinizione del ruolo del giornalista<\/b>, genera problemi nuovi (come la protezione delle fonti) ma offre anche nuove opportunit\u00e0. Con la moltiplicazione dei canali a disposizione il giornalista viene definito dal suo <b>metodo<\/b>. Criterio centrale del metodo giornalistico \u00e8 la <b>trasparenza <\/b>che \u00e8 la pre-condizione della fiducia che deve generarsi tra il giornalista e il cittadino\/lettore. Una sorta di delega che il cittadino d\u00e0 al giornalista: <i>guarda tu per me, raccontami che cosa accade.<\/i><\/p>\n<p>Ma quando il giornalista non \u00e8 nel posto dove accadono le cose, deve affidarsi a chi c\u2019era, a chi sa. Ed ecco che entrano in gioco le fonti. Tedeschini Lalli spiega cos\u00ec: \u201cnel nostro lavoro di tutti i giorni noi\u00a0<i>selezioniamo fonti, ne valutiamo la credibilit\u00e0, ne verifichiamo le informazioni per organizzarle in un racconto<\/i>. \u00c8 ovvio che siamo tanto pi\u00f9 credibili quanto pi\u00f9 sono credibili le fonti che abbiamo selezionato, quanto pi\u00f9 \u00e8 credibile\u00a0<i>il metodo<\/i>\u00a0con il quale le abbiamo selezionate e quanto pi\u00f9 quel metodo \u00e8 trasparente\u201d. La credibilit\u00e0 del giornalista aumenta nella misura in cui il cittadino pu\u00f2 ricostruire il cosiddetto <i>albero delle fonti. <\/i>Il giornalista dovrebbe verificare in ogni occasione la fondatezza e la credibilit\u00e0 delle proprie fonti risalendo egli stesso l\u2019albero delle informazioni per arrivare alla radice.<\/p>\n<p>Sul Testo Unico dei doveri del giornalista al punto 5 del capitolo 9 si legge che il giornalista: <i>\u201crispetta il segreto professionale e d\u00e0 notizia di tale circostanza nel caso in cui le fonti chiedano di rimanere riservate;\u00a0<\/i><b><i>in tutti gli altri casi le cita sempre\u00a0<\/i><\/b><i>e tale obbligo persiste anche quando si usino materiali \u2014 testi, immagini, sonoro \u2014 delle agenzie, di altri mezzi d\u2019informazione o dei social network\u201d<\/i><\/p>\n<p>La norma dunque \u00e8 che la fonte si cita e nei casi in cui si ritenga necessario non citarla, il giornalista \u00e8 comunque tenuto a indicare che quella fonte ha chiesto la riservatezza. In questo senso, quindi, maggiore fiducia si acquista esercitando la massima trasparenza possibile, maggior fiducia si avr\u00e0 da spendere per accreditare presso il cittadino una fonte della quale non possiamo e non vogliamo rivelare l\u2019identit\u00e0.<\/p>\n<p>Non citare le fonti in effetti potrebbe creare problemi allo stesso giornalista se nelle ore o nei giorni successivi si scoprisse che le cose erano imprecise o magari proprio errate. La rivoluzione digitale ha modificato tutto ci\u00f2: \u201cil giornalismo che adotta la trasparenza e offre al cittadino la possibilit\u00e0 di risalire l\u2019albero al quale sono appese le informazioni, ha la possibilit\u00e0 di distinguersi da opinioni o ipotesi un tanto al chilo che possono essere presentate dal primo che passa. Pu\u00f2 cio\u00e8 trovare \u2014 almeno\u00a0<i>provare\u00a0<\/i>a trovare \u2014 una ragion d\u2019essere, anche economica, per l\u2019impresa editoriale giornalistica\u201d spiega Tedeschini Lalli.<\/p>\n<p>Il mondo digitale ci offre, anzi ci sfida e ci obbliga a usare, queste possibilit\u00e0 di approfondimento e di trasparenza che prima non esistevano. Perch\u00e9 le \u201cfonti parlano da sole\u201d con i canali digitali e questo significa che \u201ca un paio di click di distanza dal nostro servizio e dalla nostra inchiesta ci sono o ci possono essere informazioni e documenti che confermano o smentiscono quello che raccontiamo\u201d. Quindi il cittadino si aspetta dal giornalismo l\u2019autorevolezza e la trasparenza che le fonti gli siano indicate, se possibile anche con un link.<\/p>\n<p>E c\u2019\u00e8 un\u2019altra opportunit\u00e0, un capovolgimento del punto di vista che Tedeschini Lalli sottolinea: se le fonti hanno la possibilit\u00e0 di parlare da sole, i giornalisti non sono pi\u00f9 obbligati a dar loro la parola e il giornalista pu\u00f2 \u201cscegliere quali fonti ascoltare, di quali riferire, basando la scelta solo sulla propria professionalit\u00e0. Resta ovviamente la necessit\u00e0 etico-deontologica di offrire ai cittadini\/utenti tutte le informazioni necessarie perch\u00e9 si formino un\u2019opinione, anche quelle che non siano in accordo con il nostro modo di vedere\u201d. Il giornalista pu\u00f2 con maggiore libert\u00e0\u00a0<i>scegliere\u00a0<\/i>a chi dare la parola perch\u00e9 \u201climitarsi a reggere il microfono non \u00e8 mai stato il nostro mestiere\u201d.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 poi un discorso che richiama il concetto di verit\u00e0: nella legge 69 del 1963, fondante la professione giornalistica in Italia, si legge \u201ci giornalisti hanno l\u2019obbligo inderogabile di rispettare la verit\u00e0 sostanziale dei fatti\u201d.<\/p>\n<p>Perseguire la verit\u00e0 significa seguire il metodo giornalistico: verificare le fonti e verificare le informazioni delle fonti. Sentiamo spesso dire che l\u2019informazione giornalistica di qualit\u00e0 \u00e8 travolta e sepolta dall\u2019informazione un tanto al chilo, dalle fantasie e dalle <i>fake news.<\/i> Ma la digitalizzazione dell\u2019informazione e la rete offrono strumenti che prima i cittadini non avevano per verificare l\u2019attendibilit\u00e0 di una notizia e di una fonte. Bastano alcuni click. La formazione e la cultura digitale devono diventare fondamentali nella crescita delle nuove generazioni. Bisogna insegnarlo nelle scuole. \u201cIl giornalismo \u2013 spiega Tedeschini &#8211;\u00a0 non si limita a verificare i fatti, li scopre, li contestualizza, li spiega, li inserisce in un racconto. Un fatto non \u00e8\u00a0<b><i>la<\/i><\/b>\u00a0verit\u00e0, un fatto \u00e8 semplicemente un fatto. Ci possono essere fatti scelti ad arte, che opportunamente selezionati e allineati disegnano un quadro non sostanzialmente veritiero: ci\u00f2 che viene chiamato <i>tendenziosit\u00e0<\/i>. Argomento che ci porterebbe verso il tema della disinformazione, l\u2019emissione di dati veri ma\u2026 fuorvianti.<\/p>\n<p><b>I fatti possono essere verificati, le opinioni possono essere solo discusse.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/b><\/p>\n<p>La verifica giornalistica pu\u00f2 applicarsi a diversi ambiti e avere diversi scopi, alcuni dei quali sono diventati formati giornalistici in s\u00e9, a volte con redattori dedicati, per esempio:<\/p>\n<ul>\n<li><b><i>Il fact-checking: <\/i><\/b>cio\u00e8 la verifica delle affermazioni fattuali di personalit\u00e0 pubbliche, con la comunicazione dei risultati ai cittadini\/utenti;<\/li>\n<li><b><i>Il debunking<\/i>: <\/b>cio\u00e8 la verifica e lo smontaggio di informazioni, spesso di natura fantasiosa e apparentemente straordinaria, che circolano nell\u2019opinione pubblica \u2014 le cosiddette\u00a0<i>bufale<\/i>.<\/li>\n<\/ul>\n<p>Una volta che il giornalista abbia in effetti verificato la infondatezza di una informazione \u00e8 opportuno e doveroso che lo comunichi al pubblico. Il <i>fact-checking<\/i> prende il nome dai desk specializzati in molti periodici \u2014 in particolare stranieri \u2014 incaricati di verificare ogni singolo dato e affermazione fattuale contenuta in un pezzo giornalistico (es. i desk di <i>fact checking<\/i> delle redazioni di\u00a0<i>Time\u00a0magazine<\/i> e del\u00a0<i>New Yorker<\/i>).<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 un detto che i cronisti americani si sentono ripetere da sempre \u201c<i>If your mother tells you she loves you, check it out<\/i>\u201d il controllo delle informazioni \u00e8 un <b>obbligo<\/b>.<\/p>\n<p>Torniamo ai vantaggi della rete: esistono strumenti straordinari per verificare le fonti, come il sito <a href=\"http:\/\/antibufala.info\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><i>Bufalopedia\u00a0<\/i><\/a>del giornalista\u00a0<b>Paolo Attivissimo<\/b> che a questo indirizzo ha pubblicato un elenco di siti antibufala: <em><a href=\"http:\/\/tinyurl.com\/antibufala.\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">tinyurl.com<\/a><\/em><\/p>\n<p>Alcuni consigli: controllare il sito che d\u00e0 l\u2019informazione (esistono siti che costruiscono bufale in serie e che hanno nomi che assomigliano a quelli di testate giornalistiche accreditate; controllare la data delle foto e dei video. Certe volte una foto pu\u00f2 essere vera, ma si riferisce a fatti passati che non c\u2019entrano niente con il contenuto informativo dell\u2019articolo. Ci sono tanti strumenti per farlo. Per esempio, su Google c\u2019\u00e8 la possibilit\u00e0 di fare la ricerca immagini a partire dall\u2019immagine stessa, verificando la data della sua pubblicazione.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p>Per verificare video di YouTube possiamo controllare \u2014 per esempio \u2014 su una pagina speciale del\u00a0<em><a href=\"http:\/\/citizenevidence.amnestyusa.org\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">sito americano di Amnesty International<\/a><\/em>\u00a0: basta caricare l\u2019indirizzo web (URL) del video per ottenere alcune informazioni essenziali: le pi\u00f9 importanti sono la data e l\u2019ora nelle quali il video \u00e8 stato caricato.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p>Esiste poi il \u201c<i>Verification Handbook<\/i>\u201d dello European Journalism Center, un manuale gratuito per la verifica delle notizie in rete, qui nella <a href=\"http:\/\/verificationhandbook.com\/book_it\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><em>versione italiana<\/em><\/a>. A questa pagina (<a href=\"https:\/\/www.bbc.co.uk\/academy\/en\/articles\/art20150922112641140\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><em>www.bbc.co.uk)<\/em><\/a>\u00a0dedicata alla verifica online delle fonti, curata dalla BBC Academy,\u00a0ci si concentra in particolare sul materiale informativo prodotto dagli utenti (<i>User Generated Content &#8211; UGC<\/i>).<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"L\u2019albero delle informazioni Uno dei principali effetti della rivoluzione digitale nel giornalismo \u00e8 la completa ridefinizione del rapporto&hellip;\n","protected":false},"author":6,"featured_media":110716,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_seopress_robots_primary_cat":"0","_seopress_titles_title":"","_seopress_titles_desc":"Prima della rivoluzione digitale il giornalista produceva un racconto tra i fatti\/gli eventi e un pubblico ricevente. 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