{"id":110363,"date":"2020-10-15T18:23:17","date_gmt":"2020-10-15T18:23:17","guid":{"rendered":"https:\/\/www.studiowiki.it\/?p=110363"},"modified":"2022-11-24T16:07:49","modified_gmt":"2022-11-24T16:07:49","slug":"inova-n-19-america-528-anni-dopo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/studiowiki.it\/inova\/inova-n-19-america-528-anni-dopo\/","title":{"rendered":"America, 528 anni dopo."},"content":{"rendered":"<h2><b>America vol. 1<\/b><\/h2>\n<p>Inizia un viaggio in pi\u00f9 tappe sull\u2019America, dove il nome del continente sta per la sola peculiare parte nord. Gli States, le cinquanta stelle che dal mondo nuovo hanno fatto il mondo nuovo. Un viaggio messo in moto da un altro viaggio, quello che William Least Heat-Moon racconta nel suo <i>Strade blu. Un viaggio dentro l\u2019America.<\/i> Un bellissimo e fitto libro pubblicato nel 1983 e che arriva nel nostro Paese per Einaudi nel 1988.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p>Quasi cinquecento pagine in corpo minore che all\u2019inizio, dopo una prima vertigine di spavento, rapiscono riga dopo riga facendoti entrare, con la dovuta lentezza, nel ritmo di una scrittura tutta americana. Heat-Moon se la deve vedere con padri nobili ed eredit\u00e0 pesanti, non pensiamo solo a Kerouac, ma a tutta quella felice scolta di narratori che tra le due guerre mondiali e negli anni Cinquanta hanno fatto grande il romanzo americano. E qui, si, invece, pensiamo proprio a Hemingway.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p>Parole, pensieri e viaggio del protagonista che narra la vicenda in prima persona si sintonizzano magnificamente in uno stile piano e semplice che riesce per\u00f2 ad accendere verticalit\u00e0 inattese come lampi momentanei. \u00c8 un libro che appartiene certamente e a buon diritto alla grande letteratura mondiale di viaggio, e soprattutto di paesaggio, del secondo Novecento. Ma qui la cosa peculiare sta nel rapporto osmotico che si instaura fra l\u2019io, i luoghi attraversati e le cose viste. \u00c8 proprio in questo che crediamo stia la bellezza di <i>Strade Blu<\/i>, ovvero nello spiegarci, ancora una volta e con parole differenti, come <b>il paesaggio non sia ci\u00f2 che c\u2019\u00e8 l\u00e0 fuori ma ci\u00f2 che riusciamo o possiamo vedere con i nostri occhi<\/b>. Come il paesaggio, in fin dei conti, non esista se non nel rapporto \u2013 e proprio e solo in quella distanza che \u00e8 un percorso da attraversare \u2013 tra l\u2019io e lo spazio circostante che continuamente si apre e riapre alle pieghe del vedere. E trattandosi di viaggio, e di viaggio in furgone, la finestra non pu\u00f2 diventare altro che il finestrino\u2026<\/p>\n<p>\u201cUn tempo, sulle vecchie cartine d\u2019America, le strade principali erano segnate in rosso e quelle secondarie in blu. Adesso i colori sono cambiati. Ma subito prima dell\u2019alba e subito dopo il tramonto \u2013 brevi istanti n\u00e9 giorno n\u00e9 notte \u2013 le vecchie strade restituiscono al cielo un poco del suo colore, assumendo a loro volta un tono misterioso di blu\u201d.<\/p>\n<p>\u00c8 sulle strade blu che si svolge il viaggio di tre mesi del protagonista, un insegnante mezzo inglese (William Least) e mezzo nativo pellerossa (Heat-Moon). A farlo scaturire \u00e8 un fallimento, una cesura, come tante nella vita: la perdita del lavoro e della donna, di origini indiane anche lei. E fin dall\u2019inizio, ma poi in tutto il libro, scopriamo \u2013 o almeno scopre il sottoscritto \u2013 di essersi dimenticato che gli indiani nativi dell\u2019America, quella roba che abbiamo archiviato nel nostro spazio mentale e narrativo come piume, tende, grandi capi, grandi spiriti, fiume Sand Creek, Caster, vecchio west e chi pi\u00f9 ne ha pi\u00f9 ne metta, sono qualcosa di molto pi\u00f9 concreto. Gli indiani non stanno sui libri e nella fantasia dei bambini europei e basta. Gli indiani esistono: sono parte dell\u2019America di oggi. Non sono stati tutti sterminati da fucili, whisky e vaiolo; ci\u00f2 che ne rimane vive ancora oggi nelle riserve o fuori dalle riserve. Sono storie spesso poco edificanti, ma sono storie di integrazione riuscita, non riuscita e voluta, non voluta da entrambe le parti; storie che vanno certamente raccontate perch\u00e9 sono parte della questione identitaria americana che oggi, proprio con Trump e il Black Lives Matter di questi ultimi mesi, \u00e8 tornata di stringente attualit\u00e0. L\u2019America non ha mai risolto tutto questo. Le vite dei neri morti sulle strade per mano della polizia armata e dopata\u2026 contano. Le vite degli indiani\u2026 contano. Matematiche da ricalcolare.<\/p>\n<p>L\u2019itinerario del viaggio \u00e8 circolare, potremmo chiamarlo un periplo americano: da Columbia, Missouri a Columbia, Missouri. Dal centro, al centro, passando per l\u2019intorno (nel libro anche la cartina con il tragitto percorso e alcuni ritratti fotografici degli incontri pi\u00f9 significativi &#8211; forse? \u2013 fatti lungo il cammino).<\/p>\n<p>Si scopre veramente l\u2019America, e soprattutto quella seconda America, quella minore che poi minore non \u00e8 visto che la ruralit\u00e0 domina, negli spazi infiniti tra le metropoli, l\u2019intero territorio degli USA. Si scopre prima l\u2019est e l\u2019Atlantico, con le Caroline. Poi si scende nel sud: ecco la Louisiana e le etnie <i>Cajun <\/i>dei francesi, il Texas di slavi e tedeschi, il New Mexico e il Nevada. Che poi, sono tutti Americani; questo \u00e8 il bello della cosa, se ci si pensa. L\u2019unico ceppo nativo \u00e8 quello indiano, tutto il resto \u00e8 fatto di altro: <b>un ininterrotto contributo migratorio che dura da oltre cinquecento anni. <\/b>Poi viene l\u2019infinito deserto. Il west, la frontiera, l\u2019ultimo grande mito occidentale che ha fatto un nuovo grande Paese mentre la vecchia Europa si affacciava gi\u00e0 sul viale del tramonto. Mentalmente non ho mai amato l\u2019America. Questo libro te la fa scoprire e te ne fa innamorare.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p>\u201cSempre in attesa che spiovesse, cominciai a leggere un libro comprato a Phoenix, <i>La sacra pipa<\/i>, in cui Alce Nero, descrivendo gli antichi riti dei Sioux Oglala, dice che, contrariamente alla retta e giusta strada rossa della vita, la strada blu \u00e8 quella di chi \u00e8 distratto, dominato dai sensi, di chi vive per s\u00e9 e non per la propria gente. Ero esterrefatto. Poteva essere una memoria ancestrale quella che mi aveva spinto a percorrere settemila miglia di strade blu, un\u2019espressione, tra l\u2019altro, che credevo di essermi inventato da solo?\u201d<\/p>\n<p>Equilibri provvisori, anzi disequilibri, che il viaggio, nel suo percorso di ricerca, forse alla fine scioglier\u00e0. Per ora siamo arrivati a Nord, in Montana, sempre accompagnati dalle citazioni di Whitman, grande poeta americano che pi\u00f9 americano non si pu\u00f2, cantore dell\u2019io e della fusione panica con il paesaggio. Ma il viaggio non \u00e8 ancora finito, e nemmeno il libro.<\/p>\n<p><i>Strade Blu<\/i> fa venire voglia d\u2019America. Chiss\u00e0 quanti viaggi negli States saranno stati organizzati per effetto della lettura di questo libro. In fin dei conti, oltre a fare letteratura, Heat-Moon, certamente senza troppo saperlo o averci pensato, fa anche marketing turistico.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p>Non \u00e8 forse <i>Strade Blu<\/i> un contenuto a marchio America? Dalla lettura di questo libro nasce anche una costatazione parallela, che \u00e8 poi in fondo un invito: valutare con grande attenzione <b>le infinite possibilit\u00e0 di agire in comunicazione per i territori e le destinazioni,<\/b> anche attraverso strumenti decisamente non convenzionali. Ci dimentichiamo troppo facilmente che un luogo, ovvero anche una destinazione turistica, prima di tutto \u00e8 immaginata nella testa delle persone, dei potenziali turisti-viaggiatori che ci andranno o non ci andranno: quest\u2019immagine \u00e8 fatta dal complesso delle narrazioni prodotte. <b>Non solo<i> Storytelling<\/i>, quindi; ma proprio<i> Letteratura<\/i>.<\/b> Almeno ogni tanto. [continua\u2026]\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"America vol. 1 Inizia un viaggio in pi\u00f9 tappe sull\u2019America, dove il nome del continente sta per la&hellip;\n","protected":false},"author":4,"featured_media":110364,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_seopress_robots_primary_cat":"0","_seopress_titles_title":"","_seopress_titles_desc":"Inizia un viaggio in pi\u00f9 tappe sull\u2019America, dove il nome del continente sta per la sola peculiare parte nord. 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