{"id":109668,"date":"2020-06-18T19:16:34","date_gmt":"2020-06-18T19:16:34","guid":{"rendered":"https:\/\/www.studiowiki.it\/?p=109668"},"modified":"2022-11-24T16:25:52","modified_gmt":"2022-11-24T16:25:52","slug":"inova-n-9-la-comunicazione-che-fa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/studiowiki.it\/inova\/inova-n-9-la-comunicazione-che-fa\/","title":{"rendered":"La comunicazione che fa?"},"content":{"rendered":"<h4><em>Un viaggio in due puntate<\/em><\/h4>\n<p>La felicit\u00e0 \u00e8 il motore del mondo perch\u00e9 l\u2019insoddisfazione, la nostalgia dell\u2019origine, sono caratteri propri dell\u2019uomo, bench\u00e9 l\u2019uomo non sia biologicamente fatto per soffrire. Questa \u00e8 una bella contraddizione. La felicit\u00e0 \u00e8 un desiderio. \u00c8 il desiderio, l\u2019unico, quello che alberga silenzioso in tutti gli altri. Le grandi ideologie totalitarie del Novecento, con il loro storicismo (fine ultimo della storia) promettevano la felicit\u00e0 al compimento dell\u2019uomo nuovo (nazifascismo); della societ\u00e0 nuova degli uguali (comunismo). Le religioni promettevano (e promettono) di assolvere al bisogno di felicit\u00e0 con la vita ultraterrena dopo la morte. Credere \u00e8 un atto di fede e di abbandono a quella promessa di felicit\u00e0 che certamente pu\u00f2 rendere migliori anche in questa vita terrena. Senza necessariamente rendere migliore questa vita terrena stessa. Credere, insomma, pu\u00f2 rendere migliori noi, non la vita. Le religioni orientali hanno cercato la felicit\u00e0 totale in terra: il nirvana. Poi ci sono state le filosofie stoiche ed epicuree, anche loro impegnate con il tema della felicit\u00e0. La felicit\u00e0: l\u2019assenza delle passioni.<\/p>\n<p>Poi pensiamo alla coppia felicit\u00e0-piacere, e sua totale impossibilit\u00e0, che da Schopenhauer in poi, via Leopardi, uniforma di s\u00e9 \u2013 con lo Sturm und drang &#8211; il movimento romantico che, a sua volta fissa le regole artistiche entro le quali ci muoviamo ancora oggi, senza soluzione di continuit\u00e0.<\/p>\n<p>Tuttavia, le grandi ideologie del Novecento sono passate, la societ\u00e0 \u00e8 sempre pi\u00f9 secolarizzata. <strong>Chi pu\u00f2 promettere oggi il paradiso perduto? La marca. Nella marca, verso la marca, rivolgiamo la nostra richiesta di felicit\u00e0. E chi \u00e8 che si occupa di parlare per (nel senso della marca e al posto della marca e a favore della marca) la marca: la comunicazione.<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong>Interroghiamoci allora su che cosa la comunicazione rappresenti all\u2019interno della semiosfera e del tessuto economico-sociale delle societ\u00e0 occidentali contemporanee. Pensiamo possa predicare meglio quello che siamo.<\/p>\n<p><strong>Interrogarsi costantemente su che cosa l\u2019oggetto e il soggetto del nostro lavoro quotidiano sia ed esprima nell\u2019oggi e per l\u2019oggi crediamo renda migliore il nostro lavoro di comunicatori. Assistiamo alla nascita di quello che potrebbe essere un concept creativo: LA COMUNICAZIONE CHE FA<\/strong><\/p>\n<p>LA COMUNICAZIONE: soggetto preceduto dall\u2019articolo determinativo, intesa nel suo senso universale di attivit\u00e0 umana da una parte e, vista la natura dell\u2019emittente (Studiowiki), intesa nel suo senso particolare di ars (arte e tecnica posseduta da professionisti di quello specifico campo).<\/p>\n<p>Il verbo FARE: all\u2019indicativo presente della terza persona singolare: FA. Ella, la nostra dama bianca: un \u201cvivo per lei\u201d. Nel verbo fare \u00e8 contenuta una sufficiente pluralit\u00e0 di significati da permettere il suo utilizzo in una infinita quantit\u00e0 di contesti differenti. Fare ha in s\u00e9 la semantica della stragrande maggioranza dei verbi di azione. \u00c8 indefinito di un\u2019indefinibilit\u00e0 felice. In questo contesto (comunicativo ndr) non ci serve maggiore specificazione, anzi miriamo alla massima apertura possibile su quell\u2019universo di possibilit\u00e0 che la comunicazione d\u00e0 e fornisce: FA, appunto. Miriamo, meritiamo e dobbiamo avere il coraggio di quest\u2019apertura.<\/p>\n<p><strong>Ci si potrebbe fermare qui. Ma pensiamo non basti. Se fa, bisogner\u00e0 dire e dirci che cosa fa.<\/strong><\/p>\n<p>Qui il rischio \u00e8 quello di cadere nell\u2019ovvio. \u201cLa comunicazione che fa\u2026 la differenza\u201d. \u201cLa comunicazione che\u2026conta\u201d. \u201cLa comunicazione che fa\u2026cagare\u201d.\u00a0 Beh, c\u2019\u00e8 anche quella, ma speriamo non sia il caso nostro.<\/p>\n<p>Ci viene in soccorso dalla seconda met\u00e0 del secolo XIX, Comte, con la sua teoria positivista del determinismo storico. L\u2019uomo \u00e8 determinato nella sua struttura da tre variabili che si ripetono e si ritrovano sempre uguali a s\u00e9 stesse: la razza, il luogo, il momento storico.<\/p>\n<p>Il passaggio \u00e8 tanto naturale che rischia di essere scontato. Quindi cerchiamo di rendere pi\u00f9 polisemiche e accattivanti, cerchiamo cio\u00e8 di fare quel lavoro di vestizione comunicativa, le tre categorie comtiane.<\/p>\n<p>La razza: la specie.<\/p>\n<p>Il luogo: lo spazio.<\/p>\n<p>Il moneto storico: l\u2019epoca.<\/p>\n<p>E cos\u00ec, forse, ci siamo\u2026 <em>continua gioved\u00ec prossimo<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Un viaggio in due puntate La felicit\u00e0 \u00e8 il motore del mondo perch\u00e9 l\u2019insoddisfazione, la nostalgia dell\u2019origine, sono&hellip;\n","protected":false},"author":4,"featured_media":109593,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_seopress_robots_primary_cat":"0","_seopress_titles_title":"","_seopress_titles_desc":"LA COMUNICAZIONE: soggetto preceduto dall\u2019articolo determinativo, intesa nel suo senso universale di attivit\u00e0 umana da una parte e, vista la natura.....","_seopress_robots_index":"","csco_singular_sidebar":"","csco_page_header_type":"","csco_page_load_nextpost":"","csco_post_video_location":[],"csco_post_video_url":"","csco_post_video_bg_start_time":0,"csco_post_video_bg_end_time":0,"footnotes":"","_links_to":"","_links_to_target":""},"categories":[227],"tags":[220],"class_list":{"0":"post-109668","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-inova","8":"tag-inova-9","9":"cs-entry","10":"cs-video-wrap"},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/studiowiki.it\/inova\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/109668","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/studiowiki.it\/inova\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/studiowiki.it\/inova\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/studiowiki.it\/inova\/wp-json\/wp\/v2\/users\/4"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/studiowiki.it\/inova\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=109668"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/studiowiki.it\/inova\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/109668\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":116319,"href":"https:\/\/studiowiki.it\/inova\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/109668\/revisions\/116319"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/studiowiki.it\/inova\/wp-json\/wp\/v2\/media\/109593"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/studiowiki.it\/inova\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=109668"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/studiowiki.it\/inova\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=109668"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/studiowiki.it\/inova\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=109668"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}