{"id":107212,"date":"2017-11-16T16:28:58","date_gmt":"2017-11-16T16:28:58","guid":{"rendered":"https:\/\/www.studiowiki.it\/?p=107212"},"modified":"2017-11-16T16:28:58","modified_gmt":"2017-11-16T16:28:58","slug":"startup-all-italiana","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/studiowiki.it\/inova\/startup-all-italiana\/","title":{"rendered":"Startup all&#8217;italiana"},"content":{"rendered":"<p>Da alcuni anni \u00e8 di gran moda parlare, molto spesso a sproposito, di <strong>innovazione, start-up, fab lab, incubatori, acceleratori, venture capital, business angel<\/strong>, exit e tutta la mitopoiesi correlata. Un gran bel carrozzone da circo Barnum.<\/p>\n<p>Secondo noi ci sono alcuni grandi equivoci. Primo equivoco. Tutta questa messe di termini, che poi portano con s\u00e9 un ben preciso e definito universo semantico e ideale, \u00e8 presa e mutuata a freddo dal sistema economico e dal mercato americano. Un\u2019importazione senza passare dalla dogana, si direbbe. E senza fare i conti con gli specifici del tessuto economico del sistema italiano, che \u00e8 profondamente diverso rispetto a quello americano. Insomma, scimmiottiamo gli americani, senza guardare ai nostri specifici. Il sistema americano \u00e8 cresciuto attraverso un rapporto inscindibile tra universit\u00e0, campus, ricerca, sviluppo, spin off, impresa privata e capitale di rischio. Gli investimenti in ricerca, sia pubblici, sia soprattutto privati, negli USA, sono imparagonabili rispetto a quelli del nostro sistema economico. Le imprese sono di dimensioni molto grandi, con budget infinitamente superiori da destinare alle divisioni R&amp;D (ricerca e sviluppo) interne alle aziende, ma da destinare anche al capitale di rischio da \u201cmettere\u201d su nuove iniziative imprenditoriali esterne all\u2019azienda. Il capitalismo americano \u00e8 \u201cfatto\u201d cos\u00ec. Funziona cos\u00ec. E l\u00ec, da loro, quasi sempre, funziona bene. Tranne quando si sbaglia, chiaro. Ma quelle sono divertenti (forse non tanto per chi ci si ritrova preso in mezzo) eccezioni che confermano la regola da una parte e che denunciano l\u2019eccesso di storytelling che si sta facendo sul tema dall&#8217;altra. Pensiamo a <strong>Juicero, lo spremifrutta inutile<\/strong>. Ma di qua dell\u2019oceano le cose sono diverse, molto diverse. Imprese piccole, spesso a gestione famigliare, non quotate, con divisioni di ricerca e sviluppo interne e non interessate &#8211; proprio perch\u00e9 non abituate a investimenti costanti, a investimenti come prassi, in nuove aziende innovative dello stesso comparto. Insomma, qui da noi il capitale di rischio non c\u2019\u00e8. E se manca quello, hai voglia a fare incubatori, acceleratori, business angel. Non si fa innovazione con il capitale di debito delle banche. Oggi c\u2019\u00e8 da dire, per la verit\u00e0, che qualche piccolo segnale evolutivo lo possiamo registrare. La finanza pubblica, sia a livello di stato centrale, sia a livello di finanziarie regionali, comincia a muoversi con progetti di quasi-equity a sostegno dell\u2019imprenditoria innovativa (ndr. Quasi-equity: \u201cHai una bella idea? Presentamela. Se mi piace e il business plan tiene, diventiamo soci a termine. In un ciclo economico di cinque anni o pi\u00f9, io esco dall&#8217;impresa e tu potrai camminare con le tue gambe e generare ricchezza per te e per gli altri\u2026\u201d). Ma qui da noi \u00e8 sempre e ancora il pubblico che interviene (poco), il privato latita. Perch\u00e9? Perch\u00e9 la storia \u00e8 andata cos\u00ec. Non credo che serva consigliare una lettura un po\u2019 fuori moda come L\u2019etica protestante e lo spirito del capitalismo di Max Weber.<\/p>\n<p><strong>L&#8217;innovazione non si fa con le idee.<\/strong> Questo \u00e8 il pi\u00f9 grande equivoco. Le idee le hanno tutti, o quasi. Quello che manca sono i capitali \u2013 veri \u2013 destinati all&#8217;execution dell\u2019innovazione. E chi li ha se li tiene per fare la propria, di innovazione, in casa, cio\u00e8 interna all&#8217;azienda. Citando la celebre massima di Mallarm\u00e9 che diceva che le poesie non si fanno con le idee ma con le parole, bene cos\u00ec \u00e8 per l\u2019innovazione: che non si fa con le idee ma con i capitali.<br \/>\nPoi ci sono gli imbonitori, sempre da circo Barnum, che sfruttano la buona fede, la passione, la voglia imprenditoriale di giovani o pi\u00f9 o meno giovani, per \u201cvendere\u201d concorsi, hackathon, incubatori di non si capisce che cosa e di cui non si comprende la reale utilit\u00e0.<br \/>\nTerzo equivoco. Forse il peggiore. L\u2019innovazione non \u00e8 qualcosa di nuovo. L\u2019innovazione \u00e8 il genere umano nel suo percorso circolare. Di invenzione e reinvenzione. Di scoperta, falsificazione e nuova scoperta. Un percorso infinito. Popper: la falsificazione come metodo e la miseria dello storicismo. Abbiamo scoperto il fuoco e come controllarlo. Abbiamo inventato l\u2019utensile e la ruota. Insomma, mi viene in mente una delle scene pi\u00f9 famose di tutta la storia del cinema. Il salto dall\u2019osso-utensile alla navicella spaziale di Kubrick in 2001 Odissea nello spazio. Poi chiaramente vi sono epoche pi\u00f9 votate a innovare e epoche meno votate. E la nostra \u00e8 certamente un\u2019epoca di grande innovazione, ormai da almeno 200 anni. Dalla prima rivoluzione industriale. Solo che bisogna stare attenti a <strong>non fare confusione tra la vera e la finta innovazione<\/strong>. Ho visto luccicanti negozi di stampa 3D aprire e chiudere nel giro di un anno. Forse applicando un gran bel principio metodologico come quello delle \u201crasoiate\u201d fissato da Guglielmo di Occam nel Trecento si eviterebbe tutta questa confusione. Chiss\u00e0? Lui non ce lo pu\u00f2 pi\u00f9 dire.<\/p>\n<p>Federico Alberto<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Da alcuni anni \u00e8 di gran moda parlare, molto spesso a sproposito, di innovazione, start-up, fab lab, incubatori,&hellip;\n","protected":false},"author":1,"featured_media":107215,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_seopress_robots_primary_cat":"0","_seopress_titles_title":"","_seopress_titles_desc":"","_seopress_robots_index":"","csco_singular_sidebar":"","csco_page_header_type":"","csco_page_load_nextpost":"","csco_post_video_location":[],"csco_post_video_url":"","csco_post_video_bg_start_time":0,"csco_post_video_bg_end_time":0,"footnotes":"","_links_to":"","_links_to_target":""},"categories":[30],"tags":[],"class_list":{"0":"post-107212","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-news","8":"cs-entry","9":"cs-video-wrap"},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/studiowiki.it\/inova\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/107212","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/studiowiki.it\/inova\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/studiowiki.it\/inova\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/studiowiki.it\/inova\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/studiowiki.it\/inova\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=107212"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/studiowiki.it\/inova\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/107212\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/studiowiki.it\/inova\/wp-json\/wp\/v2\/media\/107215"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/studiowiki.it\/inova\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=107212"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/studiowiki.it\/inova\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=107212"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/studiowiki.it\/inova\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=107212"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}